Malagò ha scontentato tutti per avere Mancini. Ora il ct rischia di trovarsi senza presidente
L'esordio per 2-0 con il Belgio non è stato un bel modo di partire. Ora c'è la Turchia, in una Nations League in salita per gli azzurri
C’era un motivo fondamentale per cui a Roberto Mancini conveniva che il suo primo secondo esordio da ct della Nazionale andasse meglio, fosse perlomeno accettabile. Da quando Giovanni Malagò è stato candidato al vertice della Federcalcio, tutti hanno immaginato il ritorno del Mancio, il più vicino degli allenatori italiani al presidente onorario del circolo Aniene, di cui anche Roby è socio. Per qualche tempo, è sembrato che il nuovo presidente andasse in un’altra direzione - con Maldini e Leonardo - salvo poi silurare tutti e fare quello che tutti pensavano facesse.
Nessuno voleva il Mancini-bis
E quel “nessuno” non lo riempiono soltanto i tifosi, che pure una qualche voce in capitolo dovrebbero avercela, ma purtroppo non l’hanno. Quel sostantivo si riempie soprattutto con chi Malagò l’ha portato in Federcalcio, cioè i grandi club di Serie A: molti dirigenti del massimo campionato - Beppe Marotta, il grande artefice dell’elezione dell’ex presidente del CONI - vedevano e vedono tuttora Mancini come il fumo nell’occhio. Tutti, e in questo “tutti” ci sono sia i tifosi sia 3/4 dei dirigenti del calcio italiano, avrebbero fatto la scelta apparentemente più logica: se c’è Antonio Conte libero, prendi Antonio Conte. E poi si vede. Ma Malagò no.Ora rischia di rimanere senza presidente
Le vicende di cronaca sono più o meno note a tutti: Malagò rischia di essere detronizzato. Il caso tesseramento è legato a un cavillo, ma rischia d’essere la fine della - nel caso - breve esperienza da presidente federale. Tutti, che lo dicano o meno, pensano che il commissariamento sia l’epilogo più probabile, alcuni club di Serie A - non Marotta, che però se lo potrebbe far andare bene - hanno già chiesto ad Adriano Galliani se, nel caso, sarebbe disposto a candidarsi in Figc. È un senatore di Forza Italia, sarebbe forse l’unica garanzia di un commissariamento breve. Nel mezzo, Mancini, appunto. Il suo contratto con la FIGC non è in discussione, chiariamolo: il ct non è un organo elettivo, il contratto non si annulla perché cambia il presidente. Per di più, Luciano Buonfiglio - presidente del CONI che sarà con tutta probabilità il commissario, se ci sarà - ha già detto pubblicamente di apprezzarlo: un endorsement non irrilevante, anzi. Ma le sei partite di Nations League si concludono nel 2026. Nel 2027 ci potrebbe - condizionale non d’obbligo: di più, Malagò avrà tutto il diritto di far valere le sue non poche ragioni - essere un nuovo presidente. E al Mancio, a scanso di equivoco, converrebbe arrivarci forte di risultati e gioco.Altre notizie
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