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Il figlio di Mazzola sulla curva della Juventus: "La multa al club cosa serve?"

autore
Daniele Najjar
Fonte: Dal Festival dello Sport a Trento
Oggi alle 16:12Serie A
autore Daniele Najjar
03.10.2026 16:12Serie A
Nella città di Trento è in corso il Festival dello Sport, edizione 2026. Intervistato da Luigi Garlando, il figlio di Sandro Mazzola, Sandro Mazzola Jr., , ha parlato al panel "Mazzola per sempre". Ecco di seguito le sue dichiarazioni raccolte da TuttoMercatoWeb.com. Tuo padre è morto il giorno in cui San Siro ha compiuto 100 anni. "Se doveva scegliere un giorno, il destino ha scelto quello giusto". Com'era essere il figlio di un campione? "Per me non era un campione, era il mio papà. Quando cresci ti rendi conto che è famoso. Altobelli e Beccalossi erano i miei idoli e mi ritrovavo in mezzo a loro. E nell'allenamento prima delle partite si fermavano a palleggiare con me, anche prima del derby. Per me era come palleggiare con Gesù e la Madonna". Qual è il tuo gol preferito di papà? "Il primo della finale di Madrid in Coppa dei Campioni". Quanto ti hanno fatto male le spalle voltate nel minuto di silenzio? "La Juve non la considero colpevole, quelle persone purtroppo ci sono in tutti gli stadi. È capitato a loro, penso fosse il più brutto autogol perché in mondovisione, ma mio papà si sarebbe fatto una risata e si sarebbe acceso un sigaro. Lui mi ha sempre insegnato a guardare sempre da chi arrivano le offese". La Juve è stata multata. "Tu non devi dare 10mila euro di multa alla Juve: devi dare il DASPO a chi lo ha fatto, lasciarli fuori almeno 5 anni. Se quelle persone lo avessero conosciuto come persona, non si sarebbero girato. Ma purtroppo per loro era solo un nemico". Ci racconti Herrera? "C'era amore e odio con Herrera, per lui era troppo gracile e poteva anche pensare di cederlo all'inizio. Poi è diventato solo amore. Poteva andare alla seconda squadra dell'Inter o addirittura a basket". Su Gianni Rivera? "Io l'ho conosciuto tardi. Quando ero ragazzo io, loro due non si potevano frequentare. Un milanista e un interista non potevano uscire insieme. Quando giravano pochi metri sullo stesso marciapiede, la gente gli diceva: 'Cambia marciapiede che prendi la peste!'. Gianni era più di spettacolo, mio papà più riservato, si sono sempre rispettati. Ci sentiamo ancora. A lui e papà non è mai andata giù la staffetta. Loro erano incazzatissimi perché dicono: come potevano non giocare assieme, quando il Brasile giocava con 5 punti".
Fonte: Dal Festival dello Sport a Trento

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