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Coni vs Malagò: i prossimi passi della grana tesseramento. E c’è anche il rischio commissariamentoTUTTOmercatoWEB
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Oggi alle 09:55Serie A
di Ivan Cardia

Coni vs Malagò: i prossimi passi della grana tesseramento. E c’è anche il rischio commissariamento

La buccia di banana, questa volta, rischia di esserci per davvero. Da quando si è candidato alla presidenza della FIGC, per poi vincere, Giovanni Malagò ha affrontato non solo opposizione politica, ma anche questioni giuridiche che non sempre si erano poste per i suoi predecessori. La questione del presunto divieto di “pantouflage” è ormai alle spalle, ma ieri la vicenda del mancato tesseramento è tornata davvero d’attualità.

Di cosa si sta parlando

L’art. 29 dello Statuto FIGC prevede che, per essere eletti a cariche federali, si debba “essere in regola” con il tesseramento. Secondo Malagò, ma anche secondo gli uffici legali della FIGC e la segreteria generale federale - che ne ha vidimato la candidatura -, questo non significa che il tesseramento sia necessario, ma che, ove si sia tesserati, si debba essere in regola. Non erano tesserati della FIGC, per esempio, né Gabriele GravinaGiancarlo Abete, due predecessori di Malagò alla presidenza. Condivide questa lettura anche Giuseppe Chiné, procuratore FIGC che intende archiviare la questione, sollevata dai ricorsi contro l’elezione di Malagò presentati da Renato Miele, avvocato ed ex giocatore della Lazio che aveva provato a candidarsi e finora ha perso in tutte le sedi.

Cos’è successo ieri

Sergio Taucer, procuratore generale dello Sport presso il CONI, ha rispedito a Chiné la richiesta di archiviazione. Ritiene necessari ulteriori approfondimenti e ha chiesto alla FIGC di chiarire la norma: in realtà, diverse altre federazioni sportive ne hanno una simile, mentre altre specificano che è necessario essere tesserati. In passato Taucer aveva sposato l’interpretazione di Chiné, adesso sembra aver cambiato lettura e, soprattutto, ha trasmesso la relazione anche a Luciano Buonfiglio, presidente del CONI. Se ci sono pochi dubbi sull’archiviazione dell’inchiesta su Malagò a livello federale, è questo il passaggio chiave.

Cosa può succedere ora

Buonfiglio, che nelle scorse settimane ha avuto diversi motivi di attrito con Malagò - il principale riguarda la nomina di Nadia Bianchedi, vicepresidente vicaria del CONI, a capodelegazione della Nazionale italiana maschile di calcio - dovrebbe portare la questione all’ordine del giorno della Giunta del CONI, in programma martedì prossimo, 15 settembre. Tra i partecipanti, per la cronaca, c’è anche lo stesso Malagò, in quota CIO. Sta di fatto che la Giunta potrebbe essere chiamata a decidere sull’eventuale decadenza del presidente, ma non solo.

Rischio commissariamento

Se l’elezione fosse invalida, e quindi Malagò dovesse addirittura decadere, non si andrebbe necessariamente al commissariamento: il recente precedente dell’AIA - non commissariata nonostante la decadenza del presidente Zappi - certifica che basta che ci sia un vicepresidente vicario e che l’associazione possa andare avanti nell’ordinaria amministrazione fino a nuove elezioni. Il punto, però, riguarda proprio le valutazioni degli uffici federali sulla candidatura di Malagò: se l’eventuale errore della segreteria generale FIGC, o la vaghezza delle norme, fosse ritenuto tanto grave da inficiare il funzionamento della Federcalcio, allora si potrebbero persino aprire le porte del commissariamento. Non è uno scenario a oggi troppo probabile, anche per equilibri politici - Malagò ha ancora ottimi rapporti con tanti esponenti del CONI -, ma a livello regolamentare non è nemmeno da escludere.

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