C'è Bacconi dietro lo studio sui 100 giovani italiani: "Ecco i 4 da cui ripartirei per la Nazionale"
Bacconi racconta lo studio "I 100 giovani italiani" realizzato con Math&Sport e indica quattro profili da seguire con particolare attenzione.
Il talento italiano non si è estinto. È ancora presente, ma in parte si è spostato fuori dai nostri confini. È una delle conclusioni che si possono trarre da "I 100 giovani italiani che giocano nei principali campionati europei", lo studio commissionato dalla Lega Serie A e presentato all’Arena Civica Gianni Brera di Milano, in occasione del panel "Quale età per la Primavera?", organizzato a poche ore dal fischio d’inizio della finale di Supercoppa Primavera tra Fiorentina e Atalanta dello scorso 9 settembre.
Lo studio, coordinato da Adriano Bacconi insieme al team di Math&Sport, è partito da 121 giocatori nati dal 2004 in poi, con un valore di mercato di almeno un milione di euro e convocabili dalla Nazionale italiana, per arrivare ai 100 profili finali. Nell’analisi sono stati inseriti anche gli oriundi potenzialmente eleggibili per l’Italia. Dei cento giocatori individuati, 81 hanno già scelto la Nazionale italiana a livello giovanile: 67 giocano in Italia e 14 all’estero. Tra gli oriundi, invece, soltanto tre militano nel nostro Paese, mentre 16 giocano fuori dai confini nazionali. Interessante anche il dato relativo al valore medio di mercato: 5,9 milioni di euro per i giocatori che giocano in Italia, 9,8 milioni per quelli all’estero.
Una fotografia che porta inevitabilmente a interrogarsi sulla qualità del nostro movimento e sulla capacità di accompagnare i giovani verso il calcio dei grandi. Quali saranno, e da quali campionati arriveranno, i pilastri della nuova Nazionale del CT Roberto Mancini? Ne abbiamo parlato in esclusiva con Adriano Bacconi, coordinatore dello studio.
L'intervista di TMW ad Adriano Bacconi
Bacconi, com'è stato fare questo studio e cosa le ha lasciato? "È stato un lavoro stimolante, perché con il team di Math&Sport abbiamo messo insieme competenze di data science e di analisi calcistica per cercare il talento italiano anche dove siamo meno abituati a guardare. Mi ha lasciato soprattutto la convinzione che dobbiamo osservare questi ragazzi con maggiore continuità. Dietro ogni nome ci sono un percorso, delle opportunità ricevute e altre ancora da costruire. Il valore dello studio è anche questo: dare alla Lega e ai club una base concreta per ragionare sulla filiera e alla FIGC un campo di osservazione più ampio". C'è qualcuno che lei convocherebbe in Nazionale tra questi 100? Ci può fare qualche nome e spiegarci il perché? "La convocazione richiede una valutazione del momento, delle condizioni del giocatore e delle esigenze del CT. Tra i profili dello studio guarderei con particolare interesse a Palestra, per la capacità di coprire tutta la fascia e incidere nelle due fasi; a Pisilli, per il dinamismo, gli inserimenti e la capacità di accompagnare l'azione; e a Pio Esposito, per le qualità di centravanti, la presenza in area e il lavoro che può offrire alla squadra. Poi seguirei con grande attenzione Tresoldi: è uno di quei profili cresciuti all'estero che ci ricordano quanto debba essere internazionale il nostro osservatorio. In questi casi, insieme alla valutazione tecnica, vanno verificate l'eleggibilità sportiva e la volontà del ragazzo di scegliere l'Italia". Possiamo dire che questo studio confuta la tesi secondo la quale in Italia non c'è più il talento? Semplicemente si è spostato? "Lo studio offre elementi concreti per mettere in discussione questa tesi. La Serie A e i suoi settori giovanili continuano a produrre talenti. Dobbiamo lavorare meglio sulla filiera che li accompagna al calcio adulto. In questo percorso sono fondamentali anche la Serie B, la Serie C, le seconde squadre e le esperienze all'estero. Il passaggio decisivo è dare ai giovani minuti di qualità prima e con continuità. Un esordio è un'opportunità; giocare regolarmente permette di crescere, assumersi responsabilità e consolidarsi. Il confronto con l'estero ci invita proprio a migliorare questo passaggio. Il talento italiano c'è ed è disperso nel mondo. La cooperazione tra Lega, club e FIGC può aiutarci a riconoscerlo prima e ad accompagnarlo meglio, seguendo sia i ragazzi dei nostri vivai sia quelli con doppio passaporto e i potenziali eleggibili".Articoli correlati
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