Gli sfoghi di Rabiot e Bremer (e le reazioni degli allenatori): tutta la differenza tra Milan e Juventus
Il francese dopo una vittoria: "Malissimo il secondo tempo". Il brasiliano dopo una sconfitta: "C'è chi sente i fischi e si nasconde"
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C’è sfogo e sfogo. C’è quello che serve a svegliare dal torpore, che invita a tenere alto il ritmo. E c’è quello che, vedendo crollare il castello, punta a mandare un grido d’allarme. La giornata di campionato appena conclusa, per Milan e Juventus, è stata caratterizzata dalle uscite mediatiche di Adrien Rabiot e Gleison Bremer. Parole, all’apparenza, molto simili. Nei fatti, fotografie di due momenti che più diversi non potrebbero essere.
Rabiot intravede un “vero” Milan
Il centrocampista francese ha parlato dopo una vittoria, ed è un primo dato di partenza inequivocabile. “Non possiamo giocare un secondo tempo del genere”, ha detto dopo aver visto il Milan rischiare di buttare all’aria quanto fatto in precedenza con l’Atalanta. S’è detto arrabbiato, perché sa che i rossoneri non possono permettersi cali di tensione. Anche se nelle ultime uscite si sono visti scampoli di “vero” Milan. Quello che - e Rabiot vorrebbe fosse davvero così - potrebbe riemergere dalle difficoltà degli ultimi tempi. Parole da leader, che peraltro si è preso quel posto anche dopo il cambio di allenatore, nel contesto di una squadra che si sta pian piano rialzando.Bremer non vede nulla da Juventus
Anche il difensore brasiliano ha detto, se si vuole, parole da leader. Che però vede un gruppo remare in tutt’altra direzione: “Io non posso prendere in braccio tutti, io posso parlare, dare una mano, ma ognuno ha il suo carattere, io arrivo fino ad un certo punto. C'è chi ha più carattere, chi meno, c'è chi sente i fischi e magari ha paura. Se paragoni alla Juve di qualche anno fa è diverso, questo pesa”. Al massimo è un leader che, però, vede sgretolarsi tutto: in estate, non è un mistero, poteva partire. È rimasto, e in questa Juventus fatica a vedere qualcosa da salvare. La differenza, in fin dei conti, è lì: nel Milan di queste prime sette giornate qualcosa a cui aggrapparsi c’è. Nella Juve, no.E infatti gli allenatori…
Non è un caso che i due tecnici abbiano preso in maniera molto diversa due uscite all’apparenza così simili. Amorim ha gradito: “Mi è piaciuto, ha fatto così anche con la Francia”. Non altrettanto può dirsi di Luciano Spalletti: “C’è dentro fino al collo. Possono scuotere la squadra, ma non è escluso dalla prestazione”. Difficile, peraltro, dare torto al tecnico toscano: la differenza tra Milan e Juventus è anche lì. Il leader che dice che tutti - lui compreso - devono fare un secondo tempo migliore. E quello che si tira fuori: non posso mica aiutare tutti… E invece ha responsabilità dirette in due gol subiti su tre.Altre notizie
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