Napoli, Lobotka: "Conte rende tutto più facile. Hojlund? Non credo ce ne siano tanti come lui"
Prima della sfida tra il Napoli e il Chelsea, Stanislav Lobotka ha rilasciato un'intervista a The Athletic, parlando del suo rapporto con Antonio Conte: "Avevo parlato con Skriniar e mi aveva detto che non sarebbe stato facile, ma anche che, se avessi fatto quello che voleva, a fine stagione avrei avuto successo. È stata la preparazione estiva più dura della mia vita. Ero stanchissimo. Ma sono diventato più forte fisicamente e mentalmente. Tutto aveva un senso. Il modo in cui ci prepara per ogni partita: va esattamente come dice lui. Rende tutto più facile per i giocatori. Conte mi ha migliorato molto, soprattutto quando non abbiamo il pallone, ma anche quando lo abbiamo… ad esempio su come controllare quando sono solo, da che parte girarmi. Piccole cose che ti fanno pensare. Le provi in allenamento e poi succedono in partita. Vedi che aveva ragione e questo ti dà fiducia".
Come si trova con Anguissa e McTominay?
"Sono bravi con la palla per quanto sono grandi. Scott è più box-to-box. Anche Frank è molto forte. Entrambi attaccano l’area, entrambi sono forti di testa. So che posso dare palla a Frank anche sotto pressione: non la perde. Quando vedo Scott libero, cerco di servirlo perché ha un gran tiro ed è una buona occasione per segnare. Quando ci connettiamo, i passaggi corti che facciamo creano spazio anche per gli altri".
Hojlund che impatto ha avuto?
"Non credo ci siano molti attaccanti come Rasmus in questo momento. Corre tantissimo per essere una punta e lavora molto per la squadra. È davvero fastidioso per i difensori perché pressa sempre forte e non è facile quando giochi una palla lunga. È velocissimo".
Come si trova al Napoli?
"Per me Napoli è come una seconda casa. Mi sento napoletano perché sono qui da tanti anni. Il cibo è incredibile. La città, la gente, la mentalità. Sono davvero felice qui. Lo Scudetto è come se qualcuno avesse salvato il mondo. Ho visto come festeggiava la gente ogni giorno. Era tutto chiuso perché avevamo vinto. Ovunque andassi mi sentivo il presidente del Paese".
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