Napoli, terminata udienza sul ricorso dei tifosi contro il divieto di trasferta: "Daspo ai responsabili"
La questione del divieto di trasferta per i tifosi del Napoli entra in una fase decisiva. Davanti al TAR Lazio – Sezione I Ter – si è svolta la Camera di Consiglio sul ricorso R.G. 1563/2025 contro il decreto del Ministero dell’Interno che ha imposto lo stop generalizzato alle trasferte dei supporters azzurri fino al termine della stagione.
Nel corso dell’udienza l’avvocato Angelo Pisani, intervenuto ad adiuvandum per numerosi tifosi tesserati e identificabili, ha contestato con decisione la legittimità e la proporzionalità del provvedimento. “Se lo Stato è in grado di individuare i responsabili ma sceglie di colpire tutti, allora non si tratta di tutela dell’ordine pubblico: è una compressione della libertà”, ha dichiarato, replicando anche all’Avvocatura dello Stato che aveva richiamato esigenze generali di prevenzione.
La difesa sostiene che il decreto, formalmente adottato come misura preventiva ai sensi dell’art. 7-bis.1 della legge 401/1989, abbia in realtà natura punitiva. Sono stati individuati circa 300 soggetti coinvolti in episodi violenti e, secondo i legali, esistono già strumenti individuali come DASPO e misure cautelari. “Non si può trasformare un’intera tifoseria in una categoria sospetta per appartenenza territoriale. La responsabilità è personale, non collettiva”, ha aggiunto Pisani, richiamando l’articolo 27 della Costituzione.
Altro punto centrale è la disparità di trattamento rispetto a precedenti simili, dove i divieti sono stati temporanei e limitati a specifiche partite. “La sicurezza si costruisce con misure mirate, non con divieti indiscriminati. Chi sbaglia deve pagare, ma non possono pagare tutti”, ha concluso la difesa.
La decisione del TAR è attesa nei prossimi giorni. L’auspicio dei ricorrenti è che venga ristabilito il principio di proporzionalità e riaffermato un caposaldo dello Stato di diritto: colpire i responsabili, non sacrificare i diritti degli innocenti.
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