Abodi: "Più che di un presidente FIGC, abbiamo bisogno di una comunione d'intenti"
"Il resto dello sport si è evoluto, si è posto domande, ha cambiato strategie. Ha seminato e poi sta raccogliendo: le cose non succedono per caso". Andrea Abodi, ministro per lo Sport e per i Giovani, parla così dal palco dell’evento Il Foglio a San Siro (qui le dichiarazioni integrali): "Il tennis è un fiore all’occhiello, tante discipline trovano spazio. Il rugby comincia ad avere risultati incoraggianti, il baseball… Ogni disciplina dimostra di sapere diventare scuola, senza aspettare un campione. Non siamo riusciti ad andare ai Mondiali, e stiamo facendo un danno ai giovani: non è che abbiamo sbagliato due rigori con Jorginho o due rigori questa volta. Ma perché non abbiamo saputo farci un esame di coscienza e dare un seguito al 98,7% del consenso dato al presidente Gravina, che ha fatto un passo indietro non perché sia il responsabile esclusivo, ma perché tutto il sistema non ha saputo fare un passo in avanti, mentre altre discipline sì".
E ancora: "Lo spirito deve essere colto, la riflessione deve essere fatta: ecco perché secondo me, già che di un presidente, abbiamo bisogno di una comunione d’intenti. Se non c’è stata con il 98,7%, perché dovrebbe arrivare il 22 giugno? Ho ragionevoli dubbi”.
Ci vuole il commissariamento? “Ma non lo so - ha proseguito Abodi -, se riuscissimo a definire un programma basato sui contenuti, non ne avremmo bisogno. Però non vedo convergenza. Io sono per la via ordinata e credo nella democrazia, ma qui sono 17 anni che ci confrontiamo e dialoghiamo. Io ho fatto l’esperienza da presidente della Serie B, mi ha cambiato la vita: è stato molto più facile trovare armonia tra club molto diversi, in una lega che ha un turnover impressionante e che porta a instabilità. Se non capiamo che il calcio deve essere gioia, non comprendiamo il suo valore sociale. Avvertiamo dall’opinione pubblica che c’è qualcosa che va intercettato, teniamo in conto di quello che vuole la gente. Io non voglio invadere nessuno: sono stufo della cantilena del ‘la politica si deve occupare dello sport, ma non deve occuparlo’”.
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