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Regole UE, legge Bosman, caso Athletic: ecco come far giocare più italiani in Serie ATUTTO mercato WEB
© foto di Alterphotos/Image Sport
Oggi alle 13:52Serie A
di Dimitri Conti

Regole UE, legge Bosman, caso Athletic: ecco come far giocare più italiani in Serie A

Dalla scorsa settimana, da quando la Nazionale ha perso ai calci di rigore in Bosnia la possibilità di interrompere la serie di mancate qualificazioni alla fase di un Mondiale a due, tutto lo Stivale del calcio (e non solo) si interroga su come far riaffiorare quel talento calcistico che l'Italia ha sempre potuto vantare, ma che negli ultimi anni fatica a far emergere, con i risultati come controprova. Tra le proposte più ripetute, quella di mettere un numero minimo di italiani da far avere in rosa o da impiegare in campo, ma anche l'ormai proverbiale 'tetto agli stranieri'. Tutte idee che però si scontrano con la realtà dei fatti e con i regolamenti dell'Unione Europea a proposito della libera circolazione di persone e merci nei territori aderenti, oltre che con la legge Bosman che ormai da oltre trent'anni inquadra i calciatori come lavoratori alla pari di tutti gli altri. C'è però un caso in Europa che può alimentare le speranze di poter costruire qualcosa di nuovo, a patto però che tutte le singole realtà abbraccino certi principi, e porta a una delle squadre più conosciute della Spagna e forse anche del mondo, considerando la sua peculiarità: l'Athletic Club di Bilbao, squadra che per politica mette sotto contratto e fa giocare solamente calciatori dei Paesi Baschi. Come è conciliabile tutto ciò con il quadro normativo vigente? Il motivo per cui l'Athletic Club può decidere di far giocare - e quindi lavorare - solamente baschi nasce da una precisa direzione culturale e rientra pienamente nei diritti di una qualsiasi forma di azienda privata. Quella dell'Athletic è un'iniziativa individuale, non è un quadro sistemico disegnato dall'alto. Il caso dell'Athletic Club ci suggerisce che forse una strada simile, a livello collettivo, può essere intrapresa anche in Italia. In che senso, e come? Non tramite imposizioni generalizzate da parte di Lega Serie A, FIGC o CONI, ma attraverso una serie di iniziative singole che si dovrebbero, nell'idea, spandere a macchia d'olio coprendo quantomeno tutte e tre le categorie professionistiche attualmente previsto dall'ordinamento italiano. Semplice? Tutt'altro, considerando quanto il nostro sia un paese diviso anche al di là della sfera del calcio. Ma, stanti le normative attuali e comprendendo le difficoltà dell'Unione Europea nel fornire un'eccezione a una regola cardine della propria essenza, è forse l'unico modo per prevedere limiti sugli stranieri o per imporre un numero minimo di italiani tra rose e campo. Una precisazione è da fare, infine, proprio sul tema del limite agli stranieri. Gli unici 'blocchi' in tal senso riguardano i cittadini di nazioni aderenti all'Unione Europea: sugli extracomunitari non sono previsti vincoli di sorta e ogni federazione ha carta bianca e agisce come meglio crede. Basta dare uno sguardo in giro ai principali campionati europei per notare le differenze. In Italia, per esempio, si consentono due acquisti di extra-UE all'anno, a patto che vengano soddisfatti determinati requisiti, mentre in altri paesi (vedi la Francia) è previsto semplicemente un tetto massimo complessivo e non legato alle stagioni.