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Chiudere a testa alta per gettare le basi del domani: il Pisa saluta la Serie A nell'ultima all'ArenaTUTTO mercato WEB
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Oggi alle 09:30Serie A
di Davide Caruso

Chiudere a testa alta per gettare le basi del domani: il Pisa saluta la Serie A nell'ultima all'Arena

Mancano poche ore al fischio d'inizio di Pisa-Napoli, l'ultimo appuntamento casalingo della stagione per i nerazzurri. Un match che, sulla carta, ha pochissimo da chiedere alla classifica dei padroni di casa, ma che per la piazza di Pisa porta con sé un carico emotivo, storico e simbolico tutt'altro che trascurabile. Allo stadio Romeo Anconetani va in scena il congedo dalla massima serie, in un'atmosfera che oscilla tra l'orgoglio e la malinconia. La matematica certezza della retrocessione ha già spento da tempo le speranze del club toscano, ma l'obiettivo odierno è interrompere una striscia negativa che pesa sul morale e sull'immagine del club: il Pisa è infatti reduce da sette sconfitte consecutive. Un trend verticale che la squadra ha il dovere di frenare, se non altro per regalare un'ultima prestazione dignitosa davanti al proprio pubblico prima del ritorno in Serie B. Dall'altra parte della barricata c'è un avversario con motivazioni diametralmente opposte. Il Napoli scende sotto la torre con un obiettivo granitico: una vittoria garantirebbe ai partenopei la qualificazione matematica alla prossima Champions League. Un test probante, reso ancor più particolare dalle decisioni delle autorità di pubblica sicurezza: le restrizioni sulla trasferta svuoteranno infatti il settore ospiti, lasciando l'Arena quasi interamente ai sostenitori di casa per questo ultimo atto. Al di là del verdetto del campo, il vero fulcro emotivo della giornata gravita attorno a un nome: Marius Marin. Quella di oggi sarà con ogni probabilità l'ultima apparizione all'Arena Garibaldi per il centrocampista rumeno. Con il contratto in scadenza il prossimo 30 giugno e la decisione ormai presa di non rinnovare, si chiude una delle pagine più significative della storia recente del club. Marin rappresenta l'ultimo superstite della storica finale playoffdi Trieste del lontano 2019, la notte che sancì il ritorno del Pisa in Serie B. Da quel giorno, il centrocampista ha collezionato oltre 260 presenze in nerazzurro, diventando ufficialmente lo straniero con più apparizioni nella storia del Pisa Sporting Club. Il suo addio non è solo il saluto a un calciatore fondamentale, ma il punto finale su un intero ciclo sportivo. Il fischio d'inizio, fissato per le 12:00, sancirà dunque l'incrocio in campo di due destini sportivi agli antipodi: la fame europea degli ospiti e la chiusura di un capitolo per i padroni di casa. Il calcio, nella sua fisiologica e a volte spietata ciclicità, insegna che ogni retrocessione e ogni addio non rappresentano mai una fine assoluta, ma il preludio a una necessaria rifondazione. Salutare la Serie A e congedarsi da un simbolo come Marius Marin non deve essere letto unicamente come l'epilogo amaro di una stagione sportivamente fallimentare, ma come il fisiologico passaggio di consegne verso il domani. Perché se è vero che le categorie, così come le strisce di risultati, si possono perdere e i giocatori, per quanto iconici, alla fine passano, la storia e l'identità di una piazza restano le uniche, vere fondamenta su cui, da domani, si dovrà tornare a costruire.