Orsato al Festival di Trento: "L'arbitro deve scomparire come Massa in Roma-Inter"
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Daniele Najjar
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Oggi alle 13:33Serie A
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03.10.2026 13:33Serie A
Nella città di Trento è in corso il Festival dello Sport, edizione 2026. Intervistato da Arianna Ravelli e Matteo Dalla Vite, il Responsabile Commissione Arbitri Nazionale Serie A e Serie B, Daniele Orsato, ha parlato al panel "Professione arbitro". Ecco di seguito le sue dichiarazioni raccolte da TuttoMercatoWeb.com.
Il gioco oggi è più veloce grazie alle novità, come quella in cui il giocatore che sta a terra poi deve stare fuori un minuto.
"Cosa è entrato nella testa dei giocatori? Che se sto giù, la mia squadra deve giocare in 10 per un minuto e lì può prendere gol. L'introduzione dell'IFAB ha smosso il movimento per avere un gioco più veloce. Certo, i miei arbitri sono stanchi morti. Sono lì che devono contare tutto a mente, stanca da morire. Non è troppo, perché vediamo i risultati".
Sull'uso del VAR. Crosetti disse "È calcio e non Play Station".
"Abbiamo fatto degli errori che non sono accettabili e ci lavoriamo. Sulla Play Station: sono quei contatti che ci portavano a revisionare all'infinito e a forza di riguardare il contatto ti sembrava rigore. Se devo stare qui a spiegare che la trattenuta di Kalulu a Rowe in Juventus-Atalanta è rigore vi offenderei. Ci sono altri episodi che possiamo discutere e lì il VAR non deve intervenire, perché decide l'arbitro in campo".
Il VAR interviene solo sul chiaro ed evidente errore?
"Il VAR è nato per il chiaro ed evidente errore. Uno può chiedere: qual è? Sono quegli errori sui quali non siamo intervenuti in queste prime 5 giornate e che abbiamo detto che sono stati errori".
Sentite la responsabilità del fatto che siete anche voi protagonisti di un calcio che è più bello grazie alle innovazioni?
"No, no, no, noi non dobbiamo essere protagonisti dello spettacolo. Mi piace di più il termine 'scomparire'. Ero a visionare Massa in Roma-Inter, che è scomparso in campo. Protagonisti no, ma pronti all'intervento. Per esserlo bisogna capire di calcio ed essere allenato".
Spiegare gli errori serve a far diminuire le polemiche?
"Essere trasparenti e spiegare è necessario, nel 2026 non puoi essere chiuso in una campana di vetro. Ma dall'altro lato che disponibilità nel capire la scelta tecnica? Noi spieghiamo, se viene accettato bene, altrimenti non importa non lo facciamo per riempire lo spazio di chi cerca la polemica".
Qual è l'insulto che offende di più l'arbitro?
"Sei scarso".
Peggio un insulto o una simulazione?
"La simulazione è una cosa che non è accettata. Ma in questi anni è quasi sparita. L'insulto 'scarso' è quello che offende di più l'arbitro".
Sugli errori fino ad oggi?
"Me ne aspettavo molti di più viste le nuove indicazioni. Quei 4-5 errori che abbiamo fatto sono 'errori facili'. Abbiamo sbagliato nella lettura dell'episodio, nella dinamica del calciatore. Con gli allenatori nell'incontro fatto ci siamo detti che anche loro dopo 5 giornate non sono contenti del tutto. Ci lavoreremo sugli errori".
La personalità di un arbitro come si costruisce?
"La personalità arriva dopo rispetto alla preparazione. Poi però ci sono personalità e coraggio, che arrivano dalla fiducia. Quando sentono il calore e la fiducia della Commissione e dal responsabile arbitri, allora il rendimento sale".
Quello che ti dà più fastidio è vedere un errore ripetuto?
"Sì, è la ripetitività dell'errore che non mi piace. Abbiamo lavorato su quello e si ripetono? Significa che sto lavorando male io. I miei arbitri stanno facendo benissimo, in quel caso la colpa è mia e non me lo posso permettere".
Come si gestisce un errore di un arbitro?
"Se devono essere fermati o messi in panchina, lo decido solo ed esclusivamente io, non le TV o i giornali. E siate sicuri che non comunicherò mai all'esterno le mie squadre arbitrali o chi decido di fermare. Non lo dirò mai a nessuno anche se ho rispetto del lavoro dei giornalisti".
Oggi corre tanto, l'arbitro.
"Corre tantissimo, anche in B abbiamo partite intense. Stiamo lavorando molto anche sul punto di vista atletico, oggi. Gli arbitri infatti mi devono chiamare anche se hanno fastidio alla punta di un piede. Se stai bene vai in campo, se no stai a riposo. Ho visto la Nazionale di ieri: non possiamo non essere soddisfatti per quanto hanno corso e lottato. Questo è ciò che chiedo ai miei arbitri".
Anche perché correndo può essere in posizione migliore.
"Posizione corretta: altissima percentuale che la decisione sia corretta, assolutamente".
Esiste un arbitro che conosce perfettamente il regolamento ma che non è un bravo arbitro?
"Sì se non riesce a mettere insieme la conoscenza del calcio, il regolamento e la preparazione atletica. Conoscere di calcio che significa? Per esempio: quando prendeva palla Verratti io capivo che già dovevo cominciare a correre. Mbappé non lo puoi rincorrere, non lo prenderai mai, lo devi anticipare".
L'unica cosa su cui non transige lei è l'errore ripetuto?
"Sui comportamenti non ci deve essere niente da dire. Ma non posso accettare che si ripetano gli errori. Abbiamo fatto errori in questo inizio di campionato e lavoriamo per non ripeterli".
Studiate anche tatticamente le squadre?
"Sì, assolutamente. Un arbitro oggi non può andare in campo impreparato, non conoscendo le squadre, altrimenti non possiamo arbitrare ad alti livelli".
I club si sono detti tutti soddisfatti. Come riuscirà a convincere 20 arbitri ad avere tutti un'interpretazione univoca?
"I miei arbitri sono un mazzo di matite con un elastico intorno: il primo che si sfila fa cadere tutti gli altri. Vedo i loro occhi e sono consapevoli della strada che hanno preso: non si legge sui giornali che gli arbitri sono scarsi, ma che è stata presa una linea che è coerente, poi ci sono degli errori, ma ci si sta lavorando. C'è una gara fra di loro a fare bene: sono soddisfatto. E quando sbagliano si confrontano fra di loro prima di arrivare a me. Stiamo trasformando il gruppo in squadra".
Si andrà avanti con questa linea?
"Sì. Io non cerco di convincere nessuno, solo i miei arbitri devono essere convinti. Una persona mi diceva che per lui un contatto era stato rigore. Ok, io non ti posso convincere, anche se chiaramente si lavora sulla valutazione, ma non ci nascondiamo".
L'ammonizione a Guardiola?
"Guardiola protestò per un fallo di Foden dopo un 2-0. Lì ebbi un pensiero: 'Dopo il fischio finale le telecamere vanno sull'arbitro'. Guardiola fece una protesta plateale e allora andava ammonito".
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