Il tonfo di Venezia accende i focolari della critica, ma il patron azzurro blinda la panchina e difende la filosofia del "top manager". Parla la storia: ADL è il presidente più vincente di sempre all'ombra del Vesuvio.
Aurelio De Laurentiis ha confermato la propria fiducia a Massimiliano Allegri nonostante lo scivolone contro il Venezia. La continuità della gestione tecnica è parzialmente giustificata da un'emergenza infortuni che ha costretto l'allenatore a fare a meno di elementi chiave come Frank Zambo Anguissa e Scott McTominay.
Il blackout del Penzo non cambia la linea del Piave in casa Napoli, Aurelio De Laurentiis fa muro attorno a Massimiliano Allegri. Nonostante il pesante scivolone contro il Venezia, che fissa un preoccupante avvio stagionale, il numero uno del club partenopeo ha scelto la via della fermezza istituzionale, blindando una panchina bollente e respingendo al mittente i processi mediatici immediati. In subbuglio soprattutto una parte importante dei tifosi e della stampa locale.
La Scintilla Televisiva
A incendiare il post-partita, secondo quanto rivelato da Il Mattino, non sono state solo le scorie del campo ma un episodio consumatosi sugli schermi di DAZN. L’emittente streaming ha lanciato a caldo un sondaggio interattivo tra i tifosi: “Allegri merita l'esonero?”. Una mossa giudicata intempestiva e irrispettosa dal patron azzurro, andato letteralmente su tutte le furie.
Per De Laurentiis, la tutela del proprio spogliatoio viene prima di tutto e la reazione è stata quella di un presidente pronto a ribadire, anche di fronte alla squadra, la totale e immutata fiducia nel proprio allenatore, dal canto suo, lo stesso "Max" non ha alcuna intenzione di fare un passo indietro.
Nel Solco dei Grandi (e con il Presidente più Vincente)
La scelta estiva di affidarsi al tecnico livornese non è affatto un caso isolato, ma risponde a una precisa filosofia societaria. Sotto la gestione di Aurelio De Laurentiis, diventato a tutti gli effetti il presidente più vincente della storia del club, superando anche l'era di Corrado Ferlaino grazie ai trionfi nazionali e alla continuità europea, il Napoli si è insediato stabilmente e per oltre tre lustri ai vertici della Serie A.
Un cammino d'élite interrotto solo da rarissime eccezioni, come la travagliata e anomala parentesi della stagione targata Garcia-Calzona. Eppure, persino in quel frangente, la scelta iniziale di Rudi Garcia era ricaduta su un profilo internazionale, navigato e di indiscusso spessore.
La storia del club azzurro parla chiaro, la ricerca della continuità tecnica passa sempre da uomini di leadership e dal palmarès pesante. Dall'ascesa del primo Walter Mazzarri, allora emergente di primissima fascia capace di dare un'identità feroce al gruppo, la presidenza ha sempre preteso la scintilla del fuoriclasse in panchina. Una dinastia di maestri di campo e gestori di livello mondiale, la rivoluzione di Rafa Benítez, il calcio totale di Maurizio Sarri, la saggezza di Carlo Ancelotti, l'apoteosi tricolore di Luciano Spalletti e l'energia di Antonio Conte.
Vietato Sbagliare
L’arrivo di Allegri si inserisce esattamente in questo binario, un "big" assoluto, uno dei tecnici più vincenti del calcio italiano contemporaneo, chiamato per mentalità ed esperienza a gestire le pressioni di una piazza esigente e a riportare la squadra nei piani alti che le competono per diritto acquisito.
Le nubi all'orizzonte restano fitte e l'avvio col freno a mano tirato impone un'inversione di tendenza immediata. De Laurentiis ha spento i focolari e ha alzato le barricate a protezione della guida tecnica, adesso la palla passa ad Allegri e alla squadra, attesi a una risposta di carattere per scacciare la crisi ed evitare che il tunnel diventi troppo profondo, perchè è chiaro che se i risultati continueranno a non arrivare anche la pazienza e le convinzioni del Presidente inizierebbero a vacillare.