Malagò vs Galliani è anche Roma-Milano. Chi perde potrà sempre… accompagnare
I due fronti cercano firme e tessere: dietro la corsa alla FIGC c’è anche l’ennesimo capitolo di una sfida che divide il Paese
Daniele Buffa/Image Sport
A Roma si fa colazione con cornetto e cappuccino, a Milano ecco brioche e specialty coffee. A Roma comandano i salotti. A Milano pure, ma li chiamano networking. La Serie A, che in primavera aveva puntato su Giovanni Malagò, ora rimugina ed è pronta a cambiare cavallo, affidandosi ad Adriano Galliani per la presidenza della Federcalcio. La partita è ancora aperta - entrambi rincorrono le firme -, nel frattempo, dopo che proprio questo è stato il motivo del commissariamento, hanno entrambi la tessera della FIGC in tasca. Ed è un po’ lo specchio di un duello anche filosofico.
Aniene vs Arcore?
No, ma non ci andiamo lontani. Malagò, dopo aver sondato alcuni club romani attivi nel sociale (Corviale e Montespaccato), ha deciso di giocare in casa: s’è scoperto che il Circolo Canottieri Aniene, che oltre al canottaggio si occupa da anni di come deve andare questo Paese - ne fu socio anche Mussolini, oggi tra i tanti ci sono Walter Veltroni, Gianni Letta, Alessandro Benetton, Tronchetti Provera, Luca Cordero di Montezemolo e via dicendo -, ha una squadra che milita in Serie D di calcio a 5. Perfetto: Malagò, che dell’Aniene è presidente onorario e nel calcetto ha vinto due scudetti in anni non sospetti, ne sarà dirigente accompagnatore. Stesso ruolo, più o meno fittizio (ci torniamo), lo assumerà tra oggi e domani Galliani: aveva pensato al Casati Arcore, poi ha valutato che sarebbe meglio evitare a tutti l’etichetta - di cui non v’è da vergognarsi e infatti non lo farebbe mai - di berlusconiano. Sarà comunque un club del Milanese: l’altro ieri era a inaugurare il campo di Vedano al Lambro, potrebbe trovare lì la sua pezza d’appoggio.Roma-Milano A/R
L’eterna sfida tra la capitale ufficiale e quella morale del Paese è la cornice perfetta per questa sfida. È romano Claudio Ranieri, lo sono per adozione - laziali - Beppe Signori e Ciro Immobile, ma sotto sotto anche Roberto Mancini, pure lui peraltro socio dell’Aniene. Sono i nomi di alcuni tra gli incarichi più rilevanti dati da Malagò in questi quattro mesi, insieme all’iperdiscussa nomina di Diana Bianchedi a capodelegazione. Tutti, o quasi, senza l’accordo della Serie A che l’aveva indicato. In qualche caso, senza nemmeno avvisare prima che il nome diventasse ufficiale. È in queste vicende, e non su temi di sostanza, che s’è consumata la rottura: Beppe Marotta sarà diavolo o acqua santa a seconda dei punti di vista, ma non è mica l’unico che in Serie A non ha digerito il peraltro prevedibile decisionismo di chi - è il vero appunto da muovere - fa così da tutta una vita. Se non è la rivincita di Milano, dei suoi briefing e delle sue call, su una città abituata ad avere un imperatore… poco ci manca.Mal che vada…
E poi c’è quel ruolo di dirigente accompagnatore, dichiaratamente fittizio. È la foglia di fico che mancava a Malagò, presentatosi nudo a cospetto del plotone d’esecuzione della politica, che non vedeva l’ora di impallinarlo e alla fine, per un verso o per l’altro - non si può ignorare che Galliani sia un senatore di Forza Italia -, ci sta riuscendo. Che entrambi si siano tesserati per un ruolo sostanzialmente secondario certifica quanto l’intera vicenda del mancato tesseramento di Malagò fosse bislacca, per non dire ridicola, dato che, se delle regole esistono, vanno rispettate per quanto assurde. Chi perderà potrà sempre accompagnare dei ragazzotti su un campetto di calcetto o su uno di provincia. Ammesso che lo faranno mai.Altre notizie
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