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Maradona, il ricordo d'amore di Palummella: "Grande come calciatore, immenso come uomo"

autore
Francesco Molaro
per Tuttonapoli.net
Oggi alle 11:19Le Interviste
autore Francesco Molaro
31.10.2026 11:19Le Interviste
Antonello Sammarco/Image Sport
Antonello Sammarco/Image Sport

Ci sono date in cui il calendario smette di misurare il tempo e si trasforma in una liturgia dell’anima. Il 30 ottobre, sotto l’ombra del Vesuvio, non è mai un giorno qualunque: è il Natale Maradoniano, la festa di quell’Uomo che rese fragile l’impossibile e regalò la dignità e la felicità agli ultimi. Negli studi di Teleluv durante Club Napoli Allnews, davanti alle diapositive ingiallite dal tempo ma nitide nel cuore, le parole di Gennaro Montuori, per tutti "Palummella", sono risuonate come una ferita d’amore ancora aperta e pulsante.

«Io sono uno che non ha mai avuto problemi a parlare, ma oggi mi rendo conto che diventa sempre più difficile. Saranno gli anni, quando il tempo passa ti emozioni ancora di più». La voce dello storico capo ultrà della Curva B, mentre ripercorre il filo della memoria, si incrina. Il legame tra Palummella e Diego, infatti, è andato ben oltre la narrazione sportiva e il rettangolo di gioco: «È stata una favola immensa. L’ho vissuto più di chiunque altro. I suoi genitori li chiamavo papà e mamma: persone d’un’umiltà, di una bontà e di un amore verso Diego che è difficile persino raccontare».

Il racconto di Gennaro sveste il D10S dell’armatura da leggenda inafferrabile per restituirci l’Uomo nella sua spiazzante e pura generosità: «Diego è stato il più grande calciatore di tutti i tempi, ma chi non lo conosce non sa che era ancora più grande come uomo. Non si tirava mai indietro quando vedeva le persone in difficoltà, con i bambini poveri, con tutti».

Dagli aneddoti del passato – come le barricate romantiche erette a Piazza Amedeo nell’estate dell’84 per spingere la presidenza a chiudere l’ingaggio del secolo – fino al calore indimenticabile del San Paolo, la storia si fa poesia: «Ho realizzato venti bandieroni da record, fatto 108 trasferte, centinaia di scenografie... Io ci andavo sempre con amicizia:“Guagliù, facciamo il tifo, il Napoli ha bisogno, abbracciamoci”. Diventavamo una sola famiglia».

Non manca però una nota di viva amarezza per gli ultimi anni del Pibe de Oro: «Lo hanno ucciso, ognuno si è fatto il comodo suo. Un uomo richiesto da mille persone al giorno non poteva fare le pubbliche relazioni: Diego doveva solo giocare a calcio».

Oggi, in un calcio moderno spesso arido di sentimenti autentici, la testimonianza di Palummella risuona come un faro incrollabile per l'intero popolo azzurro: «Una mia frase racchiude tutto: insieme abbracciati non si può mai perdere».Perché finché ci sarà uno scugnizzo a tirare un calcio d'inizio sotto il cielo di Napoli, l'eco di quel brivido eterno non si spegnerà mai.

per Tuttonapoli.net

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