Il doppio ex Ferrante: "Ho il cuore diviso a metà. Hojlund? Mi fa impazzire!"
A Radio Punto Nuovo, nel corso di “Punto Nuovo Sport“, è intervenuto Marco Ferrante, ex attaccante di Napoli e Torino: “Napoli-Torino, per chi sarà il mio cuore? Non posso dirti una cosa diversa dalla verità. Io a Napoli sono cresciuto, ho i parenti lì. A Torino però ho avuto la fortuna di fare la storia e sono tifosissimo del Toro. In questa partita resto nel mezzo. Sono due squadre che hanno difficoltà oggettive: il Napoli è martoriato dagli infortuni, una vera maledizione; il Torino invece non sta esprimendo un grande calcio e vive tante problematiche. Domenica ero allo stadio per Torino-Lazio: una partita bruttissima, ritmi bassissimi, sembrava una gara di Serie B, con tutto il rispetto. Il Toro ha vinto 2-0, ma con la retromarcia: la Lazio non ha mai tirato in porta. Non è stato un test veritiero per giudicare il nuovo allenatore.
Zapata? Ha fatto un bel gol, è un giocatore forte ma si vede che non è ancora al meglio. Viene da un brutto infortunio e la condizione la trovi solo giocando. Però, se il Napoli alza l’intensità, per me il Toro è indietro fisicamente. Al Maradona la musica cambia.
Lukaku? Farei un copia-incolla con Zapata. Sono attaccanti di peso, hanno bisogno di minutaggio per carburare. Se entri solo 15-20 minuti è difficile ritrovare la miglior condizione. Conte lo sta usando per dare peso quando le difese si chiudono, ma è riduttivo pensare a lui solo così. Ha bisogno di continuità, ma il Napoli ha un obiettivo troppo importante per potersi permettere esperimenti.
Simeone? Il Torino costruisce poco e arriva male davanti. Il Cholito e Zapata hanno fatto poco perché la partita offriva poco. Non credo abbia il dente avvelenato contro il Napoli, anzi è innamorato della città. Però, ripeto, se il Napoli alza ritmo e intensità, la partita la porta a casa.
Højlund? Mi fa impazzire! È un attaccante moderno, sempre vivo, difficilissimo da marcare. Se il difensore accenna l’anticipo lui ti attacca la profondità e vede la porta anche da fuori area. Spende tante energie per il volume di gioco che fa, magari può migliorare nella finalizzazione, ma è un giocatore completo e prezioso. Oggi non ci sono più tanti attaccanti da 25-30 gol, il calcio è cambiato.
Il VAR? Stiamo facendo più danni della grandine. Non è una mia opinione, è un dato di fatto. Non c’è uniformità, non c’è chiarezza. Le pause spezzano ritmo e concentrazione. Da giocatore ti dico che non recuperi, perdi attenzione. Il sistema va rivisto. Sui giovani italiani dico una cosa chiara: all’estero sono avanti anni luce. Qui si investe nei settori giovanili ma poi non si ha il coraggio di farli giocare. Ci aggrappiamo alla fortuna, ma perché non programmare davvero? Perché non dare continuità ai ragazzi? Se non li fai giocare, come possono crescere? Poi ci lamentiamo della Nazionale. Il problema è strutturale, non riguarda solo una squadra. È il sistema che va cambiato”.






