L'eleganza del "fuoriclasse incompreso": Alberto Reif, il giramondo dal talento puro
Redazione TMW
Ci sono calciatori la cui grandezza non si misura esclusivamente con il numero di presenze nei tabellini, ma con la scia di fascino, talento ed estro che lasciano dietro di sé, Alberto Reif è stato esattamente questo, una punta centrale dal fisico da attore di fotoromanzi, un giocatore tecnico, elegante e fiero, che ha attraversato il calcio italiano a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta incarnando lo spirito del "fuoriclasse incompreso".
Nato a Spinea (Venezia) il 14 ottobre 1946, Reif si è spento a Padova il 15 ottobre 2012 all'età di 66 anni.
Proprio oggi, a metà ottobre, la memoria corre a lui e alla sua incredibile avventura da giramondo del pallone, una carriera spesa indossando alcune delle maglie più gloriose, storiche e passionali d'Italia.
Dallo Scudetto nerazzurro all'abbraccio della Serie A
Il nome di Alberto Reif, figlio del celebre giornalista Gianni E. Reif, evoca subito una delle imprese più romantiche della Milano nerazzurra. Reif fece parte dell'Inter tra il 1969 e il 1971, ritagliandosi un posto d'onore nella leggendaria rosa che, sotto la guida di Giovanni Invernizzi (subentrato a Heriberto Herrera), firmò una rimonta epica sul Milan conquistando l'undicesimo Scudetto della storia interista (1970-71).
Sebbene impiegato come preziosa alternativa al blocco dei titolarissimi, il suo contributo e il suo iconico ciuffo biondo rimasero impressi nel cuore dei tifosi del Biscione.
Ma la sua parabola calcistica è stata un meraviglioso e incessante viaggio lungo tutta la penisola. Reif ha legato il suo nome a piazze caldissime e a club dalla tradizione immensa, lasciando ovunque un piccolo pezzo di sé:
• Le prime grandi tappe: I primissimi passi in grandi contesti con il Napoli, prima di esordire nella massima serie con la maglia della SPAL.
• La consacrazione veneta: L'esperienza al L.R. Vicenza (forse la sua stagione migliore a livello realizzativo e di continuità) e la parentesi successiva con i colori del Verona, dove confermò le sue doti di attaccante mobile e generoso.
• La maturità calcistica: Il transito per club prestigiosi e storici del panorama nazionale come l'Atalanta, il Mantova e l'affascinante parentesi nella Capitale con la Roma.
• Le radici venete: Gli ultimi anni vissuti con orgoglio vicino a casa, indossando le maglie della Mestrina (dove disputò ben quattro stagioni) e del Belluno, prima del definitivo ritiro alla fine degli anni Settanta.
Un talento fiero ed estroso
Dotato di un ottimo stacco di testa e di una spiccata intelligenza nei movimenti uomo contro uomo per liberare i compagni, Reif ha spesso pagato la sua natura ribelle e poco incline alle rigide discipline tattiche imposte dagli allenatori dell'epoca (come nel caso del suo rapporto complesso con la rigidità di Heriberto Herrera). Eppure, chiunque lo abbia visto giocare, conserva il ricordo di un atleta d'altri tempi, capace di lampi di classe purissima e fiero rappresentante di un calcio romantico che non c'è più.
Oggi, a distanza di anni dalla sua scomparsa, il mondo del calcio si toglie il cappello davanti alla memoria di Alberto Reif: un attaccante che ha saputo farsi voler bene da dieci tifoserie diverse, unendo l'Italia pallonara sotto il segno del suo indiscutibile talento.
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