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PL - Dino Baggio: "Con l'Inter spero nel pari. Ma resto distante dal calcio di oggi"TUTTOmercatoWEB.com
venerdì 30 ottobre 2020 13:30Esclusive ParmaLive
di Donatella Todisco
per Parmalive.com

PL - Dino Baggio: "Con l'Inter spero nel pari. Ma resto distante dal calcio di oggi"

Da qualche tempo si vede meno nel calcio di un certo livello, ma Dino Baggio - doppio ex di Parma ed Inter, domani avversarie a San Siro - resta sempre uno dei centrocampisti più forti e completi che si siano ammirati in Italia negli ultimi trent'anni. Finalista ad Usa '94 con la Nazionale Italiana, 3 volte vincitore della Coppa Uefa ed 1 della Coppa Italia e della Supercoppa Italiana, le soddisfazioni personali in carriera a livello di titoli non sono certamente mancate. E se coi nerazzurri si è fermato per una sola stagione (1991/92 con 27 presenze, ndr), coi ducali ha invece collezionato tra il 1994 ed il 2000 qualcosa come 172 presenze e 19 reti. Dopo la carriera calcistica, Baggio 2 (così lo ribattezzava la stampa di casa nostra per distinguerlo da Roberto, Divin Codino) si è persino cimentato nell'attività teatrale, grande passione da sempre, nel ruolo di attore. 

 Cosa ha significato Parma nella sua carriera?
“Parma è stato un trampolino di lancio. Io arrivavo dalla Juventus, avevo 22 anni e avevo appena fatto il mondiale. Era partita da poco la mia carriera. Parma è il luogo dove sono riuscito a fare le sette stagioni più belle anche fisicamente: dai 22 ai 29 anni è l’età in cui un giocatore esprime meglio di sé. Ho passato gli anni più belli a Parma con uno squadrone; ogni anno avevamo una rosa fortissima e capace di vincere qualcosa di importante”.

Quale rapporto aveva con mister Carlo Ancelotti?
“Avevo un rapporto ottimo. Tutti quanti i giocatori avevano un ottimo rapporto con il mister. Lui, essendo stato un calciatore ad altissimi livelli, riusciva a capire prima come noi fossimo. Lui era come un padre maggiore per tutti quanti. Nel 1996/97 in realtà siam partiti male ed eravamo terzultimi, in zone retrocessione. Poi abbiamo imboccato un filotto di partite che ci ha portato a fine anno ad essere secondi, ritrovandoci a lottare con la Juventus per lo scudetto”.

Qual era il segreto di quel Parma che ha vinto molti trofei in Europa?
“Il primo segreto di quei sette anni a Parma era che eravamo quasi tutti italiani. Gli stranieri erano tre molto forti, poi è stato possibile aggiungerne un quarto. Ma lo zoccolo duro erano davvero gli italiani, dal più grande al più piccolo del gruppo. Il nostro era un gruppo forte, compatto, familiare: si andava a cena insieme. Si creava l’intimità giusta per poter vincere le partite. Oggi tutto questo non c’è più. È finito tutto. Non c’è più lo zoccolo duro su cui puntare. L’ultima squadra ad avere quattro-cinque italiani è stata la Juventus”.

Come mai le squadre italiane non riescono a imporsi più nelle competizioni europee? Proprio il Parma è stata l’ultima squadra italiana a vincere la Coppa UEFA...
“Perché adesso i giocatori più bravi restano nelle squadre più forti. Gli esempi sono quelli di Barcellona, Bayern Monaco, Real Madrid, Liverpool. Tutte le squadre da Champions League non danno via i giocatori più forti. La nostra poteva contare su 11 nazionali in campo ed 11 nazionali in panchina: in tutto 22 giocatori forti”.

Il suo parere sul Parma attuale…
“Non saprei esprimermi con precisone. Io non seguo più il calcio e non ne ho idea. Ho dato un’occhiata l’altro giorno alla classifica e ho notato che i gialloblù sono quintultimi. Non sono messi molto bene. Però è la prima parte di campionato e sicuramente ci vorrà un po’ di tempo. Per tutte le cose è così. Non sono molto informato sul campionato e sul Parma perché in realtà il calcio è un mondo che non mi piace più. Nessuno considera più i giocatori italiani ed a me questo non piace”.

Come mai si è disinteressato dal calcio di oggi?
“Purtroppo la meritocrazia che c’era una volta secondo cui giocava il più bravo ora non c’è più. Oggi gioca chi porta lo sponsor, lo straniero mediamente è visto meglio dall’italiano. Ci sono tanti fattori. Per questo ho deciso di dedicarmi ad altro. Fino allo scorso anno ho lavorato a livello giovanile, un ambiente del calcio che ancora si salva. Ci sono pochi interessi; qui è importante far imparare le cose giuste ed avvicinare i giovani alla prima squadra”.

Cosa l'aveva fatta avvicinare al calcio da bambino?
“La passione. Se non hai quella difficilmente vai avanti. Se c’è passione riesci a superare gli ostacoli, non c'è alcun problema. Anche se ti mettono a terra, poi ti rialzi e riparti. Se non hai quella voglia di arrivare ad alti livelli difficilmente raggiungi gli obiettivi”.

Il suo pronostico per Inter-Parma…
“Spero che il Parma faccia almeno un punto, ma la vedo dura. L’Inter è una squadra che deve puntare sempre in alto. Però forse il Parma avrà fame e io spero in un punticino che sarebbe come una vittoria”.

@ESCLUSIVA PARMALIVE - RIPRODUZIONE RISERVATA

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