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PL - Pondini: "Per me il calcio è vita. Il Parma ha tutto per puntare in alto"
Oggi alle 08:00Esclusive ParmaLive
di Francesco Servino
per Parmalive.com

PL - Pondini: "Per me il calcio è vita. Il Parma ha tutto per puntare in alto"

Una passione innata per il calcio, ha iniziato a giocare con i maschi, poi la prima squadra femminile e le tante partite in Serie A tra San Zaccaria e soprattutto Sassuolo. Nonostante i gravi infortuni non si è mai fermata e lo scorso anno ha sposato il progetto Parma Women, centrando la promozione dalla B alla A e quest’anno raggiungendo la salvezza. In esclusiva a ParmaLive.com Giada Pondini ha raccontato la sua storia, partendo proprio dall’ultima annata in gialloblu: “È stata una stagione abbastanza sofferta, perché fino all'ultimo ce la siamo dovute giocare. Ci siamo salvate, abbiamo raggiunto l'obiettivo: questa è la soddisfazione più grande e non era assolutamente scontato. Secondo me adesso c’è la possibilità di alzare l’asticella, perché il Parma è una società molto ambiziosa. Siamo partite con l’obiettivo salvezza perché il primo anno in A è giusto così, però so che la società vuole puntare in alto e penso che abbiamo tutti gli strumenti per poterlo fare”.

Hai giocato tanti anni in Serie A, però l’anno scorso hai deciso di accettare la proposta del Parma in Serie B. Rifaresti la stessa scelta?
“Sì, la rifarei. È stata una grande soddisfazione, perché mettersi in gioco a 27 anni non era scontato. Io ho provato a ricominciare dalla Serie B solo perché ho sposato un progetto importante. Questo mi ha stimolato molto anche per capire la giocatrice che ero in quel momento e penso di essere cresciuta anche a livello di persona, non solo come calciatrice. Tornare in Serie A con il Parma è stata una delle soddisfazioni più grandi e più belle per me: continuo a sposare un progetto che è in grande crescita e so che possiamo puntare anche molto più in alto di una salvezza”.

Il presidente Krause si è sempre mostrato molto impegnato nel calcio femminile, è il primo tifoso della squadra. Vi fa sentire questa vicinanza?
“A me ha molto stupito l'anno scorso: nonostante fossimo in Serie B,  lui era molto presente, veniva a vedere le partite anche quando significava fare dei sacrifici e incastrare tanti impegni. Ci ha sempre sostenuto, ci ha sempre dato tutto per poter arrivare dove siamo arrivate. A lui dobbiamo tanto”.

In campo la vostra capitana è Caterina Ambrosi, che ha detto in un’intervista lo scorso anno che la tua voce è una di quelle che sente di più in campo. Com’è il rapporto con lei? Ti senti anche tu una leader dello spogliatoio?
“Sicuramente ho tanti anni di esperienza nella categoria e conosco tante giocatrici. So che Cate si appoggia molto a me: ci aiutiamo, cerchiamo di esserci l'una per l'altra e anche per tutto il resto della squadra, soprattutto nei momenti di difficoltà, ma non solo. Ci facciamo forza vicenda: io non sono l'unica leader, per me siamo tutte leader e cerchiamo coesione tra di noi, senza escludere nessuna perché tutte siamo importanti. Mi trovo bene con Cate perché c'è molto dialogo, ci confrontiamo e io spero sempre di poter avere questo rapporto con tutte le mie compagne perché secondo me è un tassello molto importante per poter andare tutte nella stessa direzione anche in campo”.

Le leader servono in uno spogliatoio come quello del Parma con tante ragazze giovani e che provengono da diversi Paesi. Il gruppo però è sempre molto unito e si vede anche durante le partite e le esultanze in occasione dei gol.
“Siamo un bel gruppo, se abbiamo raggiunto questa salvezza è perché veramente tutte ci abbiamo creduto. Tante giocatrici vengono da un Paese e da un calcio diverso e non era facile adattarsi alla Serie A. Chi ci aveva già giocato è riuscito a trasmettere quel qualcosa in più in modo tale da poter raggiungere l'obiettivo tutte insieme. C'è stato un aiuto collettivo tra di noi e questo è stata la nostra forza”.

Nella tua carriera hai subito diverse operazioni al ginocchio, hai attraversato dei momenti difficili. Come si superano questi momenti complessi nella vita di una sportiva?
“Sono momenti che ti fanno crescere tanto, non solo a livello di campo ma anche a livello personale. Io non pensavo di poter avere così tanta forza, è una dote innata che ho. Molti forse avrebbero mollato prima, io invece conosco il mio corpo, sto cercando anche di essere il medico di me stessa e questo mi permette sempre di essere disponibile, di giocare. Quest'anno ho avuto qualche piccolo infortunio che mi ha tenuto fuori dal campo un paio di mesi, però sono contenta di non aver mollato perché mi sto togliendo tante soddisfazioni e penso di poter dare ancora molto”.

Ho visto che stai anche studiando all'università, per aiutare anche altri sportivi che stanno passando i momenti difficili che hai passato tu.
“Sì, io un domani comunque mi vedo sempre nel mondo dello sport, ho una laurea in scienze motorie e sto cercando di capire su cosa specializzarmi adesso. Ora preferisco giocare, ma intanto cerco di costruirmi un futuro sulla base del calcio, di come va la mia stagione anno per anno. So che non ho ancora tanti anni davanti, però finché ho questa passione qua è difficile mollare il calcio per me. La mia priorità in questo momento è giocare ma allo stesso tempo costruirmi un domani”.

Ti sei ispirata anche ad atlete di altri sport durante i periodi di riabilitazione, come Sofia Goggia o Lindsey Vonn.
“Io penso sempre di essere stata una pazza, ma allo stesso tempo c'è chi ne ha passate tante come me se non di più. Non penso di essere io a dover mollare, perché so che c’è gente che ha una forte passione come la mia e riesce a tenerla viva nonostante tutto. Per me il calcio è vita, so che non durerà per sempre, ma so che sarà una parte importante che mi ha segnato e mi segnerà nel tempo, quindi finché le gambe reggono io vado”.

Tornando invece al calcio giocato, hai notato un miglioramento nel calcio femminile rispetto a quando hai iniziato tu? C’è ancora da migliorare in qualche aspetto?
“Io spero per le ragazze che si stanno avvicinando a questo mondo che il calcio femminile si sviluppi ancora, perché non abbiamo raggiunto quello che meritiamo come donne in questo sport. Io ho iniziato a giocare con i maschi e vedo una differenza abissale tra la prima squadra femminile a cui ho preso parte a 15 anni e le ragazzine e la Serie a di ora. C’è stato un cambiamento enorme, ma la strada è ancora lunga prima del raggiungimento di quello che merita il calcio femminile”.

Un miglioramento può essere relativo anche al calendario che vi ha costrette quest’anno a lunghe pause tra un match e l’altro.
“Noi siamo abituate perché è sempre stato così. Non ci sono mai state tante squadre in Serie A, è sempre stato un campionato molto ristretto. Io spero che le squadre professionistiche aumentino in modo tale da avere un campionato con più squadre e più competizioni. Sarebbe importante avere più continuità: quando noi abbiamo vinto con la Ternana poi c'è stata subito la pausa e non abbiamo avuto la possibilità di proseguire sulla scia di quel risultato, perché ci siamo dovute fermare e staccare la testa. Dopo una vittoria hai voglia di giocare e continuare a far bene. Le pause, invece, smorzano questi momenti di entusiasmo e poi riprendere non è mai facile”.

Indossi la maglia numero 8, come mai questo numero?
“Il numero 8 è il primo numero che ho avuto sulle spalle quando ho iniziato a giocare con i maschi. Ci sono molto affezionata: per me simboleggia l'infinito e per me il calcio è infinito perché sarà sempre la parte più importante della mia vita. Sono molto legata a questo numero e nonostante gli infortuni ho sempre deciso di tenerlo, è il mio numero”.

Cosa vorresti ancora conquistare sul campo nella tua carriera?
“A me piacerebbe arrivare in un top club. So comunque di non essere più una giovane, ma questo rimane il mio obiettivo. Vorrei vedere il Parma Calcio crescere sempre di più e magari diventare un top club per lottare con le prime della classe”.

@ESCLUSIVA PARMALIVE - RIPRODUZIONE RISERVATA PREVIA CITAZIONE DELLA FONTE

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