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Parma Women, Prugna: "Qui ho trovato fiducia. Sapevo avremmo raggiunto la salvezza"

Parma Women, Prugna: "Qui ho trovato fiducia. Sapevo avremmo raggiunto la salvezza"
Oggi alle 12:18Calcio femminile
Edoardo Mammoli

Oltre cinquecento giorni lontano dai campi e l’arrivo in una nuova squadra ancora da infortunata. Poi l’esordio con la maglia Parma, il ritorno alla vittoria dopo quasi sei mesi e, due partite più tardi, la prima rete coi colori gialloblu. La stagione di Cecilia Prugna è stata un crescendo continuo, così come quella di tutta la squadra, che è riuscita a conquistare l’obiettivo salvezza anche grazie alla costruzione di una propria identità di gioco. La trequartista gialloblu ha raccontato questo percorso ai microfoni di TMW, a cominciare proprio dal suo infortunio: “A metà della scorsa stagione sono stata fermata dall'infortunio al ginocchio (ndr lesione al legamento crociato del ginocchio sinistro) e sono arrivata a Parma in estate che ero ancora infortunata, perché sono poi sopraggiunte delle complicazioni e ho dovuto fare una seconda operazione al menisco. In estate è arrivato l'interesse del Parma, che mi ha un po' sorpresa, anche se ovviamente mi sono sentita lusingata: comunque ero una giocatrice in quel momento infortunata e non è per niente scontato l’interesse di una società ambiziosa come il Parma. Qua mi sono trovata subito bene perché c'era una base di fiducia che riusciva a tirarmi avanti anche quando magari pure a me ne è mancata un po', perché non è stato semplice. Avevo voglia di restituire qualcosa a questa società. Quando sono tornata in campo era un po' il coronamento di tante cose”.

Cosa vi siete detti con il Parma una volta quando l’hanno chiamata per vestire appunto la maglia del Parma?
“Il direttore mi conosceva e mi ha detto che conosceva il mio livello. Voleva riportarmi a essere la giocatrice che ero o comunque voleva rimettermi in campo. Era il suo desiderio e ovviamente combaciava con il mio. E combaciava anche con il fatto di riuscire a portare questa società nel posto dove meritava, ovvero a guadagnarsi la salvezza”.

Come ha vissuto da esterna al campo? Cosa ha cercato di dare alle sue compagne?
“La vicinanza con la squadra non è mai mancata, nonostante sia arrivata qua in stampelle: non è facile riuscire a integrarsi, ma anche per la squadra stessa. Invece non c'è mai stato questo tipo di problema, non mi sono mai sentita totalmente fuori con le mie compagne. Ovviamente mi mancava il campo, però le mie compagne sono state un elemento fondamentale della riuscita del mio percorso”.

Come è stato gestito il suo rientro in campo?
“Da quando sono arrivata a quando sono rientrata in campo il mister non ha mai smesso di farmi arrivare la voglia che aveva di vedermi in campo. Anche questo non è banale perché è stato un bel traino. Il rientro non è stato semplice perché mi sono avvicinata tante volte al campo e ogni volta arrivava sempre qualche problema che mi riportava un po' indietro. A volte non riuscivo neanche a godermi il momento del ritorno in campo perché avevo paura di qualcosa che potesse sopraggiungere. In realtà poi è avvenuto tutto in modo molto naturale: ho iniziato ad allenarmi in squadra, ho iniziato a vedere un po' di luce, a respirare un po', a sentirmi bene con le compagne in campo. Da lì ovviamente anche grazie alla fiducia del mister sono riuscita a giocare da titolare contro la Ternana”.

Al rientro con la Ternana è tornata anche la vittoria e due partite più tardi il gol contro la Lazio. Quasi un segno di destino?
“Penso che questa squadra stava lavorando da tutto l’anno per raggiungere questo obiettivo e di certo non è stato il mio contributo a cambiare le cose. Sapevo che avremmo conquistato la salvezza in un modo o nell'altro. Io ho cercato di dare il mio contributo ma è stato comunque un lavoro di squadra, un lavoro che passa dall’impegno quotidiano, dalla preparazione delle partite, dal fatto che nonostante spesso non abbiamo raccolto punti e risultati le prestazioni c'erano. Abbiamo continuato a crederci e a lavorare bene. Poi sì, penso che anche i risultati in termini di gol e di prestazioni personali che sono venute fuori siano il frutto di tutto questo lavoro”.

La continuità ha giocato a vostro favore? Visto che avete conquistato tanti pareggi.
“Sicuramente una delle cose che ci è mancata di più è stata la finalizzazione, la concretizzazione. Siamo state brave a non focalizzarci troppo su quello che ci mancava, ma a fare di altro i nostri punti di forza. È normale che in vista anche della prossima stagione è una cosa su cui dobbiamo lavorare. Quello che secondo me però ha fatto la differenza è anche il fatto di aver iniziato a costruire una nostra identità di squadra che passa ovviamente dal gioco. Penso che questa sia un'ottima base su cui puoi andare a costruire anche tutto il lavoro che ci sarà da fare in vista della prossima stagione”.

Com’è avere una tifoseria così appassionata?
“È l'uomo in più, è il nostro uomo in più assolutamente. Io non perdo occasioni per salutarli e ringraziarli. Poi, avendo visto tante partite dalla tribuna, li ho vissuti proprio da vicino e sono incredibili, perché è proprio un tifo sincero e onesto. Nonostante tutti i nostri momenti di difficoltà non hanno mai mancato di far sentire la loro vicinanza in qualsiasi modo”.

Il direttore Aurelio ha detto che a Parma si fa calcio femminile perché si vuole fare calcio femminile. Si sente effettivamente questa cosa?
“È vero, è proprio una cosa che si sente e che ho notato venendo qua. È una cosa in cui mi piace rispecchiarmi perché mi sento e ci sentiamo valorizzate. È una società che crede nel femminile, che ha ambizione e che fa sentire questa ambizione. Quindi rispecchia anche la mia di ambizione, come quella di tante altre ragazze, e quando è così puoi solo fare cose belle”.

Come vive la città di Parma? Ha un posto del cuore?
“Ho iniziato a scoprire Parma piano piano nel corso della stagione, è una città molto accogliente, a portata di mano. Tra i miei posti del cuore sicuramente c’è il Parco della Cittadella, perché mi piace l'ambiente all'aria aperta. È un parco dove puoi fare un po' di tutto: puoi stare all'aria aperta, puoi andare al bar, ci sono anche i campi da basket. Anche il centro è carino, sono stata a Colonne 28 che organizza sempre delle pillole un po' particolari e interessanti: per esempio, siamo state a vedere una mostra di fotografia, che è una delle mie passioni. Mi piace scoprire la città anche per quello che offre dal punto di vista culturale. Ovviamente ho visto la Pilotta, però ancora sento che devo scoprirla”.

Tornando al suo ruolo di trequartista, come si riesce a creare feeling tra i due reparti?
“Credo molto nel creare queste connessioni tra giocatrici e tra reparti. Ovviamente quello del trequartista è un ruolo di comunicazione secondo me: cioè devi essere bravo a leggerti con le tue compagne, magari anticipare un po' le letture e le giocate, capire se lei si muove così allora io faccio un certo movimento. È tutta una questione di sinergia, o almeno a me piace vederla così! E quindi è un ruolo che mi piace proprio perché mi permette di esprimermi, mi permette di essere vicino alla porta ma anche di abbassarmi a legare il gioco. Mi piace perché mi lascia abbastanza libertà”.

Chiudendo in modo romantico: cosa direbbe la piccola Cecilia alla Cecilia di oggi?
“Le direbbe questo sport ti chiederà tanto in termini di sacrifici, di fatica, di pianti, però poi alla fine ti rende tutto indietro in qualche modo”.

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