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Bosnia-Italia, l'ex ct Sliskovic: "Zenica è un fattore. Occhio ai calci piazzati"TUTTO mercato WEB
ieri alle 22:11Serie A
di Gaetano Mocciaro

Bosnia-Italia, l'ex ct Sliskovic: "Zenica è un fattore. Occhio ai calci piazzati"

Bosnia-Italia, è il momento della verità. In palio un biglietto per i Mondiali, si gioca a Zenica. Comunque vada, sarà una partita che resterà nella storia. Ne abbiamo parlato con uno dei più grandi calciatori bosniaci di sempre, nonché ex ct della selezione e vecchia conoscenza del calcio italiano: Blaz "Baka" Sliskovic, stella del Pescara di Galeone di fine anni '80. Ecco il suo pensiero, in esclusiva, per Tuttomercatoweb: Sliskovic, a che livello è questa Bosnia Erzegovina? "Negli ultimi 5-6 anni la nostra squadra non ha ottenuto grandi risultati. Però nell'ultimo anno e mezzo, con l'arrivo di Barbarez le cose sono cambiate e di tanto. Il ct ha deciso di chiamare molti giovani, pieni di energia, voglia di difendere la nazione e piano piano il nostro livello di gioco è migliorato". La Nazionale bosniaca gioca a Zenica, come mai? "Stadio piccolo, caldissimo. A livello logistico è perfetto perché è nel cuore della Bosnia, quindi vicino a ogni grande città come Banja Lkuka, Mostar, Sarajevo. I tifosi pertanto possono arrivare da ogni parte. Io stesso, quando ero ct, sceglievo di far giocare la Nazionale a Zenica. Qualche volta abbiamo giocato a Sarajevo, ma preferisco Zenica che è un campo piccolo, con le tribune attaccate al campo. E anche il terreno di gioco è ottimo. In definitiva a livello ambientale lo stadio di Zenica è perfetto". Bosnia Erzegovina che non è solo Dzeko "Demirovic ha qualità, giocatore pericoloso che milita nello Stoccarda. Dietro ci sono elementi interessanti come Dedic del Benfica e Kolasinac, che conoscete molto bene. La sua esperienza è importante. Mi piace Bajraktarevic che è un esterno d'attacco che gioca nel PSV Eindhoven ed è un giovane in rampa di lancio. Trovo affidabile il portiere Nikola Vasilj, che milita nel St. Pauli in Germania". C'è anche un nuovo Sliskovic? "Magari c'è, ma fatico a dire un nome. E soprattutto questa Bosnia ha un'altra filosofia, non tanto basata sull'estro quanto sul collettivo. C'è una squadra compatta, come un blocco unico. Poi, chiaro, c'è Edin Dzeko che è un grande campione. Barbarez comunque sta cercando di cementare un collettivo, ha ancora due anni di contratto e punterà a trovar altri buoni giocatori per andare agli Europei". Italia sulla carta favorita "Diciamo che se fossi italiano non sarei così ottimista. Certo, sulla carta gli azzurri sono favoriti, poi però c'è il campo. La Bosnia ha qualità, gioca in casa e trascinata da un tifo infernale, di fatto avrà un uomo in più. Penso che possa succedere qualsiasi cosa, non vedo favoriti in questa partita". Cosa deve temere l'Italia? "Certamente l'entusiasmo dei giovani, che daranno il 120% per la Bosnia. E poi la nostra nazionale è forte sui calci piazzati, ha 3-4 giocatori di buona stazza che possono colpire. Guardate quel che è successo in Galles. È un aspetto sul quale il ct lavora molto in allenamento". Com'è stata percepita l'esultanza "rubata" dalle telecamere di Dimarco al momento della vittoria della Bosnia? "Sono cose normali, da bosniaco non mi sento affatto offeso. Dimarco esultava perché l'Italia contro la Bosnia in teoria avrebbe più chances di andare ai Mondiali, e allora? Non c'è niente di male, è il suo pensiero e va bene così". Lei è stato uno dei simboli del Pescara di Galeone in Serie A. Che ricordo ha del tecnico che ci ha lasciato nei mesi scorsi? "Quando ho appreso questa notizia ero davvero disperato. Sapevo che non stava bene, non pensavo però ci potesse lasciare così presto. Quando ero a Pescara è stato come un padre per me, il rapporto di fatto era di padre-figlio e non posso dimenticare il suo comportamento verso di me e verso tutti i giocatori. A Pescara ha fatto cose grandiose, io arrivai nel suo secondo anno, in Serie A e c'era un entusiasmo trascinante, grandi imprese come la vittoria a San Siro e una salvezza. C'era una magia, creata da una amicizia sincera tra noi giocatori e il rapporto che Galeone aveva con tutti".