Insigne è un nuovo giocatore della Sampdoria
l 28 marzo scorso, con la maglia del Pescara addosso, Lorenzo Insigne dichiarava senza lasciare spazio a interpretazioni:
"In Serie B solo al Pescara."
Una frase forte. Una frase che i tifosi biancazzurri hanno accolto come una dichiarazione d'amore, come il riconoscimento di un legame speciale con una città che lo aveva lanciato nel grande calcio e che, nel momento più difficile della sua carriera, lo aveva riabbracciato senza condizioni.
Poi arriva luglio e arriva la notizia: Insigne è un nuovo giocatore della UC Sampdoria. Sempre Serie B. Sempre campionato cadetto. Ma non più Pescara.
E allora una domanda è inevitabile.Perché parlare? Perché lanciarsi in dichiarazioni assolute se poi il calcio, il mercato, le opportunità o semplicemente le proprie scelte personali raccontano una storia diversa?
Nessuno contesta la scelta professionale di Insigne. A 35 anni un giocatore ha tutto il diritto di decidere il proprio futuro, scegliere il progetto che ritiene migliore o quello economicamente più vantaggioso. È il calcio moderno e nessuno può scandalizzarsi per un trasferimento.
Quello che lascia perplessi è altro.Sono le parole.
Perché nel calcio di oggi si parla troppo e si riflette troppo poco. Si cercano titoli, applausi, consenso immediato. Si pronunciano frasi destinate a rimanere nella memoria dei tifosi salvo poi smentirle pochi mesi dopo davanti alla prima occasione utile.
Le parole hanno un peso.
Dire "in Serie B solo al Pescara" non è una frase qualsiasi. È una promessa implicita, un messaggio preciso, un impegno morale nei confronti di una piazza che ti ha accolto da figlio ritrovato e che, probabilmente, quella frase l'ha presa sul serio.
Perché i tifosi, a differenza dei calciatori moderni, certe parole le ricordano.
Sempre!
Forse sarebbe bastato dire semplicemente:"Oggi sono felice a Pescara e penso solo al Pescara."
Sarebbe stato più elegante, più corretto e soprattutto più coerente con quello che poi è accaduto.Perché la coerenza non è obbligatoria nel calcio professionistico. Ma la credibilità sì.
E forse ogni tanto bisognerebbe ricordarsi che aprire bocca soltanto per darle fiato non è mai una grande idea, soprattutto quando dall'altra parte ci sono migliaia di persone che a quelle parole scelgono di credere.Chiude questa vicenda, invece, il silenzio della società biancazzurra.
E mentre le parole di Insigne finiscono inevitabilmente sotto la lente d'ingrandimento, a Pescara si continua ad aspettare risposte dal campo e dal mercato.Il direttore sportivo Pasquale Foggia aveva parlato di idee e di un campionato importante, mentre il presidente Daniele Sebastiani ha scelto la strada del silenzio.Una scelta legittima, certo. Ma il tempo delle parole sta lentamente lasciando spazio a quello dei fatti.
C'è ancora tempo per invertire la rotta, ma il calendario corre veloce e la pazienza della gente di Pescara non è infinita.E allora, più che slogan, proclami o dichiarazioni di circostanza, servono risposte concrete.Perché a pochi giorni dal ritiro, al netto delle intenzioni e delle promesse, quello che molti tifosi si chiedono è semplice: dove sta prendendo forma il Pescara che dovrà disputare quel "campionato importante" annunciato dalla società?


