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Euro 2016: a Lilla non sono bastate 9mila maglie azzurre
giovedì 23 giugno 2016, 11:04In Copertina
di Redazione TuttoPordenone
per Tuttopordenone.com
fonte Gazzettino di Pordenone - Roberto Vicenzotto

Euro 2016: a Lilla non sono bastate 9mila maglie azzurre

Novemila maglie azzurre allo stadio, come Conte aveva chiesto. Più di metà sono italiani emigrati in Francia, Belgio e Lussemburgo, convergenti per l'occasione di Irlanda - Italia. Uno è un emigrato, forse pro tempore, di lusso. Di cognome fa Sirigu e la partita la segue fra i pali italiani. La scorsa estate e a più riprese ha trascorso il tempo facendosi allenare da un pordenonese di qualità qual è Michelangelo Mason.

ANTIPATIE - “Nous allons, vous rentrez chez vous. Italia? Au revoir”. Facile tradurre: noi andiamo avanti, voi andate a casa. Guardano oltre gli ottavi i padroni di casa, nostri interlocutori. Sono francesi e belgi, quelli sconfitti al primo incontro. Quel che è già successo l’altro lunedì, nella prima sfida degli azzurri, lascia il ricordo. Già come francesi non ci amano granchè, figuriamoci se uniscono il loro sentimento a quello dei confinanti. C’è già profumo di “moules frites” (cozze e patatine fritte) e non reagiamo alla provocazione verbale. In centro a Lille, davanti alla casa natale di Charles De Gaulle, “il” generale francese, con i segni del nostro tricolore addosso non si viene ricoperti di simpatie. Però troviamo tanti altri italiani e ci si consola pensando all’Irlanda test festaiolo. Invece nella fanzone, fuori dalla nuova stazione dei treni (direttriice Parigi - Londra) lasciamo concerti e animazione, djset e corsi di zumba, bar e ristorazione. Seguiranno maxi schermo e ripresa della bagarre.

FUORI GARA - “Estaminet”, ricordate la parola. Preferite una bionda o una rossa? Ancora, la preferite trappista o bianca? Nessuna discriminazione di razza o religione, solo preferenza. Questione di birra. Che batte 10 – 1 il vino da queste parti. Sia come ventaglio di proposte, che per qualità disponibile. E’ la bevanda che, consumata responsabilmente e anche no, annaffia la visione delle partite degli Europei di calcio nei locali pubblici e attorno agli stadi, gendarmeria permettendo. In principio erano “brasserie”, letteralmente fabbriche di birra. Dopo la rivoluzione francese, quell’appellativo è stato appiccicato a ristoranti di vario genere e natura, livello e prezzo. I più autentici rimangono, appunto, gli “estaminet”. E la loro “birra della casa”. Quasi tutto il mondo è paese e nei paesi qui attorno si ritrovano le incarnazioni dei bar sport italici d'antan. Da noi non c'è più un campo da bocce nei bar, invece qui giocano a “petanque” all’ombra di qualsiasi latifoglia autoctona su terra battuta. Mentre arriva l'ora di andare allo stadio, in cinquantamila, tutto esaurito. Cosa sia successo con l’Italia ieri sera, quando leggete già si conosce. Qua intanto è tutta una gran bella festa.

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