Abodi: "Malagò? Chi la butta in politica vuole solo fare confusione. Mancini non in discussione"
TMWIntervenuto a margine del lancio della quinta edizione di Sky Up The Edit, il ministro per lo Sport e per i Giovani, Andrea Abodi, ha parlato del possibile commissariamento della Federcalcio, che riporterebbe indietro le lancette dell’orologio del pallone italiano: “Il sistema calcistico non ha sempre trattato le questioni con un metro uguale per tutti, negli ultimi vent’anni. Non c’è un tema né personale né politico: provare a metterla su questo piano vuol dire tentare di fare confusione. E non ne abbiamo bisogno: ci sono mille questioni da affrontare, ma quello che ha posto il CONI non fa fermare il resto. Se qualcuno la butta in politica vuole solo confondere le acque e mette in imbarazzo il CONI. Io credo che la prima ripartenza sia quella del campo: dobbiamo dare tranquillità e non disturbare un progetto sportivo, per poi affrontare un argomento sottoposto all’attenzione di più persone. Deciderà la Giunta, deciderà il Consiglio nazionale. Ci sono dei pareri e delle garanzie. Chi, come me, ha la responsabilità di vigilare, non sulle federazioni ma sul CONI, ha il dovere di non intervenire per non disturbare il lavoro”.
Il mandato di Mancini è legato a quello che succederà a Malagò?
“Mancini può e deve lavorare con tranquillità, non è in discussione il lavoro che sta facendo. Ho condiviso e apprezzato la scelta di Malagò, penso che Mancini possa dare quel quid in più che serve per ripartire nel giusto modo. Mettere in relazione i due elementi crea confusione, soprattutto nell’opinione pubblica. I calciatori e lo staff lavorano in tranquillità, senza condizionamenti”.
Durante il commissariamento della FIPE, Petrucci ha detto che i due vicepresidenti del CONI, Bianchedi e Di Paola, votano sempre contro il presidente Buonfiglio. Vede una spaccatura più profonda?
“Io in linea di massima sono più che preoccupato dal pensiero unico che dalla diversità di opinioni. Se lo stile è quello giusto, fa parte di una dimensione democratica. Certo, fa riflettere che due figure così rappresentative, alle quali è stato assegnato fiduciariamente un ruolo di primo piano, non riescano a seguire questa fiducia. Sono scelte interne al CONI, ma normalmente questi rapporti non durano molto: il vicepresidente ha diritto e dovere di esporre un’opinione, ma se è sempre contraria deve fare una scelta”.





