Ma che Catanzaro si ritroverà di fronte domenica il Potenza?
A novanta minuti dal giro di boa del campionato il Catanzaro può guardarsi allo specchio e sorridere, al di là della mancata vittoria di ieri a Foggia e della prova per il grosso rivedibile contro i satanelli.Se è vero infatti che il pareggio a cui è stato costretto in casa dei rossoneri ha interrotto un filone positivo di successi che durava dal 30 ottobre e che lo zero a zero finale ha messo un punto alla strepitosa statistica delle gare consecutive con almeno una marcatura a favore – l’ultima volta era capitato nel playoff contro il Padova del 22 maggio scorso – è vero anche e soprattutto che il piccolo rallentamento nella marcia non ha provocato variazione alcuna nelle distanze di classifica lasciando intatto quel margine di tranquilla solitudine creato dagli uomini di Vivarini nelle giornate precedenti.
Lato positivo batte ancora, dunque – di gran lunga – lato negativo. Ed il fatto di aver mandato in soffitta un altro turno – davanti ora ce ne sono “solo” venti – è il motivo più evidente per cui specchiarsi. Senza smettere di sorridere.Un altro lo offre la statistica che dopo Foggia vede il Catanzaro laurearsi campione d’inverno a tredici anni dall’ultima volta. Era il 2009, sulla panchina giallorosa sedeva Gaetano Auteri e l’uesse aveva il nome mutato in effecci. La vittoria contro il Melfi – due a zero – servì all’epoca a tenere a distanza la Juve Stabia seconda.
Giusto ricordarlo e tenerlo a mente. Per il resto, ciò che sul campo ha funzionato meno contro i rossoneri sarà oggetto di analisi in settimana. Che il gruppo possa aver tirato un po’ il fiato dopo tanti impegni consecutivi e che la fatica possa aver inciso oltremodo sembra essere la spiegazione più plausibile della mancanza di velocità nel gioco che reso piatta la prestazione di ieri. In parecchi sono incappati in una giornata no. Primo tra tutti Ghion – umano per la prima volta in stagione – seguito da un Vandeputte a faccia doppia – annullato a destra da Costa all’inizio, più vivace a sinistra nel finale; anche Biasci è apparso in deficit di brillantezza – meglio ha fatto Curcio quando è entrato – mentre zero sbavature ha fatto registrare Scognamillo: muro ed ariete in un solo colpo.


