Lotito di nuovo in sella?
Clamorosa svolta di Tavecchio: Lotito sfiduciato. Finalmente la mossa giusta” (Gazzetta dello Sport); “Tavecchio ritira deleghe a Lotito per le riforme. Malagò: Bravo, senso delle istituzioni” (Repubblica.it); “Tavecchio esonera Lotito e rassicura governo e Coni: Avanti con le riforme del calcio, me ne occuperò io” (Corriere della Sera).
Con questi titoli abbiamo dato conto, ieri, dell’esito del summit a Palazzo Chigi tra governo (Delrio), Coni (Malagò) e Figc (Tavecchio) dopo la bufera su Lotito, detto Benito per il piglio molto mussoliniano con cui si muove specie da quando è riuscito – col suo cartello – a paracadutare Tavecchio sul trono della Figc. Domanda: siamo proprio sicuri che sia successo quel che i giornali ci raccontano, e cioè che Tavecchio a mo’ di Bruto abbia pugnalato con lucida fermezza Giulio Cesare Lotito?
È credibile che Tavecchio, animato dal ventriloquo Lotito, abbia assunto d’incanto voce e volontà proprie compiendo il taglio del cordone ombelicale che lo legava, nutrendolo, al proprio benefattore & tiranno? A noi scappa da ridere. Per ammissione stessa di Lotito, le figure che siedono oggi sulle poltrone che contano nel Palazzo (Tavecchio in Federazione , Beretta in Lega, Macalli in Lega Pro) sono assolute nullità, contenti anche di ricevere insulti, come Beretta dopo gli sproloqui di Lotito. E insomma, Tavecchio che ritira le deleghe a Lotito su invito del Coni per compiacere il governo è – nella realtà dei fatti – una fregnaccia.
Fermo restando che Lotito rimane consigliere federale in quota alla Lega che conta (quella di Serie A), perché le probabilità che Palazzi lo squalifichi sono inferiori a quelle che il Parma ha di vincere lo scudetto, ve lo immaginate il n. 1 della Figc, alla prossima riunione, rivolgersi a brutto muso a Lotito – alla presenza di Beretta, Belloli e Ulivieri – e dirgli: stai zitto tu, miserabile guappo, e non farmi perdere tempo che sto lavorando alle riforme tanto care ad Albertini, Andrea Agnelli, agli arbitri e agli allenatori?
Ve lo immaginate annunciare a Macalli l’introduzione delle squadre B in Lega Pro facendogli venire il coccolone? Ve lo immaginate dire che a Juve, Inter e Milan, per bacino d’utenza e numero di tifosi, spetta una fetta maggiore di diritti-tv: e che gli spiace molto per le leghe minori, ma i 100 milioni avuti nel 2014-2015 si ridurranno della metà?
La verità è che dopo il teatrino di Palazzo Chigi non cambierà proprio nulla. E se prima Tavecchio stava a Lotito come Rockfeller al ventriloquo Moreno, oggi sta a Lotito come i burattini a Mangiafoco: che li manovrava muovendone i fili e nascondendosi nell’ombra. D’altronde, pensare che chi regge il calcio voglia il bene di questo sport, più che il bene della banda cui appartiene, è da folli.
“C’è una lotta di potere – ha detto bene Zamparini, che di Lotito è compagno di merende –, quello che c’era prima e che Lotito ha cercato di occupare. Da una parte c’è la Juve, dall’altra c’è Lotito che ne ha occupato la posizione saldamente tenuta per 40 anni”. Insomma, siamo messi così: o Moggi o Lotito.


