"Allenamenti si, ma con tanti dubbi. Calcio e scienziati ancora divisi", le ultime sul fronte si riparte-non si riparte
"Allenamenti si, ma con tanti dubbi. Calcio e scienziati ancora divisi", si legge oggi su Gazzetta dello Sport, che analizza le ultime dal fronte "di riparte-non si riparte"
"La ripartenza del pallone continua a dividere. Anche ieri sì, no e ni si sono dati il cambio di fronte alla complicata road map della ripresa degli allenamenti ed eventualmente del campionato. Dopo il botta e risposta fra il possibilista Gravina e lo scettico Malagò, ora l’attesa è per quanto deciderà il governo. Che probabilmente all’inizio della prossima settimana, firmerà il dpcm delle riaperture. L’orientamento resta lo stesso: sì agli allenamenti dal 4 maggio ma solo in forma individuale, anche per gli sport di squadra. Niente di meno e, soprattutto, niente di più.
Una o due risposte?
Insomma, il calcio avrà sicuramente una risposta. Ma il problema è di capire se ce ne saranno due. Quella immediata, legata al primo momento della ripartenza, l’altra in tempi successivi (fra due settimane?) per la seconda fase della preparazione (quella in cui dovrebbe finire il distanziamento) e per le partite. Naturalmente la speranza dei club è che tutto arrivi insieme per dare un senso alla ripartenza degli allenamenti. Ancora non c’è stato però il confronto definitivo di Spadafora con il comitato tecnico-scientifico.
«No rischio zero»
Anche fra gli scienziati le posizioni non sono univoche. Ieri è tornato sull’argomento Giovanni Rezza, il direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di Sanità: «Una ripresa del campionato di calcio? Credo sia una decisione difficile da prendere, ma per questo sport non ci sono condizioni di rischio zero e in questo caso c’è un contatto fisico, il rischio non è zero».
Sì Lotito
Pure fra i club le posizioni continuano a essere diverse. Claudio Lotito vuole ricominciare: «L’argomento in questo momento è in discussione a livello governativo e istituzionale-sportivo, non vorrei esprimere pareri che potrebbero orientare in modo sbagliato l’opinione pubblica». Il presidente della Lazio ricorda però: «Il calcio ha una grandissima valenza sociale è nella nostra storia, panem e circenses. È una grande industria, garantisce 1 miliardo e 200 milioni di gettito all’erario. E poi c’è la mutualità che il calcio riverbera anche negli altri sport». E a proposito di soldi, ieri la Fifa ha deciso: 150 milioni di dollari andranno alle federazioni nazionali per aiutarle nell’emergenza coronavirus.
No Ferrero
Massimo Ferrero non la pensa come Claudio Lotito: «Sarò felice di riprendere il campionato quando ci saranno delle proposte accettabili. Iniziare il 4 maggio? - si è chiesto il presidente della Sampdoria a Radio 1 - Meglio l’11 o il 18 ma servono le rassicurazioni giuste». Per Ferrero «chiedere ai calciatori di stare 30 giorni in un albergo isolato dalle famiglie è una proposta un po’ bislacca dopo che sono stati già 40 giorni più 15 in quarantena». Conclusione: «Invece di dire iniziamo questo, rimbocchiamoci le maniche per fare un grande campionato l’anno prossimo».
I club e i tamponi
Le società aspettano. Diversi club avrebbero approfondito la questione tamponi accertando la disponibilità dei test in strutture private. La Roma, per esempio, ha come punto di riferimento il Campus Biomedico con cui ha già aperto un canale di solidarietà per aiutare il reparto Covid. Ci potrebbero essere diversi accordi in cui le società di calcio non solo pagherebbero i test, ma si impegnerebbero in contributi per le diverse strutture sanitarie.
«Malattia del lavoro»
Ma ci sono anche tutte le questioni legali. L’Inail ha classificato gli «atleti professionisti» fra i lavoratori con maggiore rischio. Ma soprattutto, ha specificato che il Covid è da considerare «malattia del lavoro» e questo, ovviamente, carica le società di una responsabilità in più. L’argomento è ancora oggetto di approfondimento giuridico. Un altro dei temi, e sono tanti, ancora in ballo".


