REGGINA: LA PORTA È ANCORA APERTA, MA IL DÉJÀ VU È INQUIETANTE
L’unico modo per cercare di mantenere un minimo di fiducia sul destino di questo campionato, all’indomani della disfatta di Lamezia, è appigliarsi all’unico dato oggettivo, tangibile ed asettico che esista nel calcio: i numeri, e dietro di essi la classifica.
I risultati di ieri ci dicono che tre delle quattro avversarie degli amaranto non sono andate oltre un pareggio, ad eccezione della capolista Nuova Igea che invece ha avuto la meglio, seppur con una certa fatica, con il fanalino di Coda Paternò, ma su cui, è inutile negarlo, pende ancora la spada di Damocle per una probabile penalizzazione, per cui sostanzialmente la sconfitta del D’Ippolito potrebbe essere costata solo un punto. Tuttavia, in questo momento le “buone” notizie, se vogliamo chiamarle così, finiscono qui.
L’incredibile prestazione di ieri ha bruscamente interrotto una serie positiva relativa non solamente ai risultati: oltre alle dodici gare senza sconfitte, gli amaranto non hanno trovato la via della rete dopo esserci riusciti per ben quattordici gare consecutive, cioè dalla sconfitta interna con l’Igea Virtus lo scorso novembre, mentre l’ultima volta che avevano subito più di un gol risale ad un'altra battuta d’arresto al Granillo, quella con l’Athletic Palermo di un paio di settimane dopo, partita dalla quale poi partirà la sequela di nove vittorie consecutive. Ma proprio la gara con i rosanero porta alla mente più di un déjà vu avendo a riguardo sia la prestazione che quanto accaduto extra campo.
Inutile negare come quanto visto in campo ieri pomeriggio abbia riportato, apparentemente, lo stato dell’arte proprio a quella sconfitta ma soprattutto alle modalità con cui è arrivata, con un squadra tornata abulica, senza idee né determinazione ma soprattutto senza anima, con l’aggravante, rispetto a tre mesi fa, di fronteggiare non un avversario performante e tecnicamente valido come i palermitani, ma una compagine che per quanto stia facendo moto bene nelle ultime settimane, in campo appariva ampiamente alla portata degli amaranto, con l’aggravante di aver disputato un intero tempo in inferiorità numerica, e nonostante ciò non aver di fatto subito alcun tiro in porta dai reggini.
Tuttavia, la familiarità con quanto accaduto in autunno non si limita al terreno di gioco, ma si estende alle dichiarazioni post gara di mister Torrisi, simili in maniera quasi inquietante al j’accuse del tecnico catanese al gruppo squadra, che allora portò la società ad assumere decisioni estreme relativamente ad alcuni elementi della rosa: inutile però rimarcare come si trattasse di circostanze e contesti completamente differenti, anche e soprattutto temporalmente, con il mister giunto a Reggio da poche settimane trovando una situazione già ampiamente compromessa, ma con di fatto un intero campionato ancora da disputare e soprattutto un mercato di riparazione all’orizzonte.
Proprio per questo, il tentativo di Torrisi presumibilmente di smuovere, ancora una volta, i destini in casa amaranto non può che generare perplessità ed incertezze in una fase in cui, se ancora si vogliono coltivare ambizioni di vittoria, gli spazi di manovra sono pressoché azzerati, come pure la possibilità di ulteriori sbagli: la speranza, in questo caso, è che ancora una volta abbia ragione lui.
Sempre la memoria, infatti, ci racconta che quella crisi portò aria nuova sia al Sant’Agata che in campo, grazie ad un gruppo che da lì in poi si dimostrò unito e compatto attorno al proprio tecnico, ed i risultati divennero la cartina di tornasole di quella ritrovata coesione: se tale vissuto sarà in grado di produrre un nuovo miracolo lo scopriremo molto presto, magari già in settimana se ci saranno confronti/chiarimenti efficaci in seno allo spogliatoio, ed ovviamente a partire dalle prossime gare, uniche giudici inappellabili per qualsiasi processo.
Al di là di ogni comprensibile arrabbiatura o fondato timore di nuovi fallimenti sportivi, l’unica cosa razionale e concepibile in questo momento è sperare in un pronto riscatto conseguente ad una risoluzione di ogni criticità, e dunque evitare isterismi e rassegnazioni che, per quanto giustificabili, in questo momento avrebbero poca utilità, e dunque cercando di mantenere ancora un surplus di maturità, ricordando sempre che gli effetti di un tracollo definitivo ricadrebbero, inevitabilmente e principalmente, sulla città e sui tifosi.






