Gasperini, la Roma e il rischio di tradire la propria identità
Alessandro Carducci
Disclaimer: la Roma non ha perso a Manchester per colpa della sostituzione tra Mora e Pisilli.
Ciò premesso, la mossa potrebbe aver implicitamente mandato un messaggio chiaro ai giocatori: “Tiriamo i remi in barca, gestiamo, difendiamo e portiamo a casa i tre punti”. D’altronde, lo stesso Cristante, a fine gara, ha candidamente ammesso che “magari ci siamo abbassati anche un po’ noi nella ripresa, pensando di tenere il risultato”. Il peccato della Roma è stato voler gestire la gara e il difetto di questa squadra, ad alti livelli, è proprio la gestione della partita, del vantaggio e dell’episodio negativo.
TIRARSI INDIETRO QUANDO È ORA DI VINCERE
I capitolini non hanno ancora dimostrato di saper battere le big quando la partita è nelle sue mani. È questo, oggi, il confine tra una buona squadra e una grande squadra. Contro Inter, Real Madrid e Manchester, la Roma si è trovata faccia a faccia con la possibilità di diventare grande, molto grande. Battere l’Inter avrebbe significato urlare a tutti: “Ci siamo anche noi per lo scudetto e lotteremo per vincere”. Vincere con il Real di Mourinho e nel mitico impianto di Manchester avrebbe significato alzare la testa in maniera decisa, netta, senza mezze misure, senza più la possibilità di nascondersi dietro progetti, fair play e prudenze di ogni sorta. E i giallorossi si sono sciolti sul più bello come neve al sole, in tutte queste tre occasioni, proprio quando il più sembrava ormai fatto, uscendo dalla partita alla prima, vera, difficoltà, al primo gol preso e subendo eccessivamente l’avversario. Quale che sia il motivo, la squadra di Gasp è stata troppo passiva nella ripresa contro il Manchester e, forse (ma è facile parlare col senno di poi, lo ammettiamo), dare alla squadra il segnale di arretrare, togliendo Mora nella giornata in cui sembrava più ispirato, può aver inconsciamente innescato un circolo vizioso che ha contribuito alla passività dei giallorossi. Soprattutto per una Roma che, ormai, ha nel DNA la filosofia di guardare sempre avanti: attaccare in verticale e difendere in avanti. Una squadra votata a sbilanciarsi in avanti sempre e comunque, anche per difendere.
La Roma non deve imparare ad avere meno coraggio perché ha giocato a viso aperto sempre, anche contro le big europee. Deve imparare a non perderlo proprio quando la vittoria è a portata di mano.


