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La vera sfida della Salernitana non è scegliere un nome, ma costruire un progetto che duri nel tempo
Oggi alle 00:00Editoriale
di Luca Esposito
per Tuttosalernitana.com

La vera sfida della Salernitana non è scegliere un nome, ma costruire un progetto che duri nel tempo

Le dichiarazioni d’amore fanno sempre effetto. Accendono l’entusiasmo della piazza, alimentano il senso di appartenenza e rafforzano il legame tra tifosi e protagonisti. Sentire un allenatore parlare del proprio amore per Salerno, immaginare un futuro lungo in granata o addirittura la conclusione della carriera all’ombra dell’Arechi è qualcosa che inevitabilmente colpisce. Fa piacere, perché racconta un coinvolgimento umano che nel calcio moderno non è mai scontato. Ma il calcio purtroppo impone valutazioni diverse. Più fredde, più razionali e soprattutto più orientate al futuro. Contano i risultati, conta la programmazione, contano le competenze. Nessuno può mettere in discussione il lavoro svolto da Cosmi in questi mesi né il contributo fornito in una fase particolarmente delicata della stagione. Il raggiungimento dei playoff rappresenta un risultato che merita rispetto e riconoscimento. Allo stesso tempo, però, sarebbe un errore lasciarsi guidare esclusivamente dall’emotività. Per questo motivo la scelta sul futuro non può essere interpretata come un premio alla riconoscenza o come il naturale prolungamento di un rapporto nato in un momento di difficoltà. Deve essere una decisione strategica, maturata attraverso un’analisi approfondita e orientata alla crescita del club.Il tema riguarda inevitabilmente anche l’area dirigenziale. Se la proprietà è arrivata alla conclusione che siano stati commessi errori nella costruzione e nella gestione del progetto sportivo, allora è corretto immaginare un cambiamento. Ma il cambiamento, da solo, non basta. Per essere credibile deve avere una direzione precisa. Sostituire uomini senza modificare il metodo significherebbe semplicemente rinviare i problemi. La Salernitana ha bisogno di costruire una struttura forte, riconoscibile e stabile. Ha bisogno di uscire dalla logica delle soluzioni temporanee e dei progetti che nascono e finiscono nell’arco di pochi mesi. Troppo spesso il calcio italiano vive nell’urgenza del presente, mentre le società che riescono a ottenere risultati duraturi sono quelle che sanno programmare. E programmare significa scegliere oggi le persone alle quali affidare il domani.

Serve un direttore sportivo che condivida pienamente il percorso della proprietà e un allenatore che porti idee, identità e una chiara filosofia di gioco. Serve soprattutto sintonia. Non soltanto sul mercato o sulle scelte tecniche, ma sulla visione complessiva del progetto. La Salernitana deve individuare professionisti pronti a lavorare con un orizzonte ampio, senza la necessità di dover ripartire ogni estate da zero. Figure preparate, consapevoli delle responsabilità che comporta rappresentare una piazza esigente e passionale come Salerno. Una città che sa sostenere la squadra come poche altre in Italia, ma che pretende giustamente serietà, competenza e ambizione. Gli slogan aiutano a creare consenso. Le dichiarazioni d’amore rafforzano il rapporto con l’ambiente. Ma una società che vuole tornare protagonista deve guardare oltre. Nel lungo periodo la differenza non la fanno le frasi a effetto, bensì la qualità delle scelte. La fanno le idee, la continuità e la capacità di costruire un percorso coerente. Perché nel calcio i sentimenti possono accompagnare un progetto e renderlo più forte, non sono però sufficienti a garantirne il successo. A fare la differenza sono l’organizzazione, la programmazione e una visione chiara del futuro. È da lì che la Salernitana deve ripartire. Non dalle parole, ma dalle decisioni.