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Le prime parole di Roberto Inglese dopo l'addio alla SalernitanaTUTTOmercatoWEB
© foto di Nicola Ianuale/TuttoSalernitana.com
Oggi alle 22:00Primo Piano
di Gaetano Ferraiuolo
per Tuttosalernitana.com

Le prime parole di Roberto Inglese dopo l'addio alla Salernitana

La Serie C non fa sconti. Nemmeno ai giocatori con un curriculum importante, con anni di Serie A alle spalle e un bagaglio di esperienza costruito sui campi più prestigiosi. Lo sa bene Roberto Inglese, che negli ultimi due anni ha vissuto sulla propria pelle due realtà profondamente diverse: prima il Catania, poi la Salernitana.

L’attaccante classe 1991, che compirà 35 anni il prossimo novembre, è oggi libero da vincoli contrattuali dopo la scadenza del rapporto con il club campano. Ma a restare è una riflessione maturata durante un percorso che lo ha riportato in una categoria spesso sottovalutata, ma tremendamente complessa.

“In questi due anni con Catania e Salernitana ho capito che la Serie C è un inferno, è un torneo che non si vince con i nomi, serve gente che lotta”, ha raccontato Inglese in un’intervista rilasciata a Il Messaggero e pubblicata da Tuttocalciocatania. Parole che fotografano perfettamente la realtà di un campionato dove il talento individuale conta, ma spesso viene superato da organizzazione, fame e capacità di adattarsi alla battaglia quotidiana.

A Catania, Inglese aveva rappresentato molto più di un semplice acquisto. Il suo arrivo aveva portato entusiasmo e aspettative: un attaccante con esperienza, abituato a palcoscenici superiori, chiamato a guidare un progetto ambizioso. In rossazzurro riuscì a lasciare il segno, diventando uno dei protagonisti della squadra e confermando quelle qualità che lo avevano portato ai vertici del calcio italiano.

La parentesi successiva alla Salernitana, invece, non ha avuto lo stesso impatto. Dopo la retrocessione dalla Serie B, il club campano puntava anche sulla sua esperienza per affrontare un campionato complicato, ma non è riuscito a replicare quanto mostrato in Sicilia.

Due maglie, due ambienti, due storie diverse. E una stessa conclusione: in Serie C il passato non basta. Servono carattere, sacrificio e quella capacità di sporcarsi le mani che spesso decide i campionati