Il corpo che inizia a cedere, la mente invece no. Ibra e il bivio decisivo per il futuro
“Nessuno può dare consigli ad Ibra. L’unica cosa che deve fare è ascoltare il suo corpo. Sarà lui a dirgli cosa fare”. Con queste parole Francesco Totti ha detto la sua a chi gli chiedeva se fosse arrivato il momento anche per Zlatan Ibrahimovic di appendere le scarpette al chiodo. Così come per il Capitano giallorosso, anche lo svedese del Milan ha toccato quota quaranta sulla carta d’identità.
Un traguardo non di poco conto per chi, come lui, fa del fisico la sua arma vincente. Non è un caso, infatti, che nella stagione in corso, fatta di 23 apparizioni e 8 gol, siano stati i problemi fisici a fermalo e non la voglia di competere o i colpi di classe che vengono a mancare.
Su questo filo molto sottile, sorretto dalla voglia di continuare a vivere quel rettangolo verde che è stato l’emblema della vita professionale per oltre 20 anni, e affossato invece dagli acciacchi che l’ex PSG dovrà capire come muoversi la prossima estate. Il contratto con il Milan è in scadenza e il rinnovo può anche arrivare, ma solo e soltanto se il suo corpo sarà d’accordo. Altre vie, al momento, non sembrano esserci. O Milanello o sarà addio al calcio giocato.
Nessuno sa, oltre ad Ibra, quale potrà essere la scelta giusta. Una cosa è certa il campo dovrà rendere l’onore delle armi al Dio svedese del calcio. Magari con quello scudetto in rossonero che oggi è ancora alla portata. Perché anche lui sa che uscirne in maniera non all’altezza sarebbe un peccato mortale. Soprattutto per una divinità.






