Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroCalendariEuro 2024
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomoempolifiorentinagenoahellas veronainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromatorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventobresciacasertanacesenafrosinonelatinalivornonocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuoloternanaturris
Altri canali euro 2024serie bserie cchampions leaguefantacalcionazionalipodcaststatistichestazione di sosta

Juventus, il messaggio di Calvo in Senato: "Imprescindibile ridurre il numero di squadre"

Juventus, il messaggio di Calvo in Senato: "Imprescindibile ridurre il numero di squadre"TUTTO mercato WEB
mercoledì 22 maggio 2024, 20:11Serie A
di Dimitri Conti

Stamani in Commissione Cultura e Istruzione al Senato sono intervenuti molti esponenti di squadre di Serie A, in occasione del meeting “Prospettive di riforma del calcio italiano”. Per la Juventus era presente il dirigente Francesco Calvo.

Di seguito le sue dichiarazioni raccolte da Calcio & Finanza a proposito dei vari temi toccati, iniziando dai format dei principali campionati: "Per noi è imprescindibile un cambio di format dei campionati con una riduzione delle squadre professionistiche potrebbe, combinata con una riforma sui contratti dei calciatori introducendo più flessibilità, far rivedere il concetto stesso di mutualità che quello che sostiene tutte le categorie inferiori. Negli ultimi 6 anni la Juventus ha investito in Serie B e Lega Pro, tramite l’acquisto dei calciatori e premi di valorizzazione, quasi 500 milioni di euro. Stessa proporzione per gli altri club della massima serie".

Ha quindi proseguito: "La crisi del calcio italiano parte da lontano. Nel 2003 la Juve fatturava come tutte le più importanti società d’Europa. Intorno ai 230-250 milioni di euro. A 20 anni di distanza, siamo riusciti a doppiare questa cifra, ma le nostri rivali internazionali lo hanno quadruplicato. Il problema principale è che le norme italiane pensano siano solo un gioco e non un industria". Quindi sul tema governance dice: "Nel comitato di controllo della FIFA i club non hanno alcuna rappresentanza, mentre in quello della UEFA sono solo tre. I club sono gli unici ad assumersi il rischio di impresa. Per esempio, nell’anno dei mondiali i club avranno a disposizione i calciatori solo per il 75%, tempo di riposo incluso. Per il 25% non saranno a disposizione dei club senza avere un incentivo economico".

E ancora: "L’eliminazione del Decreto Crescita e divieto sponsorizzazione delle aziende di betting sono decisioni prese al di fuori dal sistema calcio ma che pesano esclusivamente su di esso. Basti pensare come, nonostante l’aggiornamento del decreto sullo sport professionistico, qualora la Juventus volesse organizzare un concerto all’interno del proprio stadio o sfruttare economicamente l’istallazione dei pannelli solari, non potrebbe farlo. L’inizio della crisi del calcio è partita dal 1995 con la legge Bosman che ha portato a un enorme squilibrio nel rapporto fra club e calciatori con un incremento esponenziale dei costi. Ci sentiamo penalizzati. La Legge Melandri sui diritti televisivi, che ha di fatto portato all’interruzione della crescita del calcio italiano e questo non è un caso. I diritti tv si sono fermati al 2009. La Serie A sostiene tutto il sistema. Il calcio italiano non è sostenibile e si rende necessario un intervento per renderlo economicamente sostenibile e stabilizzarlo".

Primo piano
TMW Radio Sport
Serie A
Serie B
Serie C
Calcio femminile