L'anno dopo la rivoluzione: come è andata la stagione di Insigne, Koulibaly e degli altri big
Il Napoli ha vinto lo Scudetto contro i pronostici iniziali, laddove in pochi pensavano pure a una formazione azzurra tra le prime quattro, in zona Champions League. Perché la rivoluzione d'estate è stata profonda, i senatori sono andati via, i simboli hanno lasciato e allora l'interrogativo era ben noto e chiaro. Giovani scommesse e sostituti sarebbero stati all'altezza? Il club di Aurelio De Laurentiis aveva lasciato partire giocatori capaci di scrivere la storia di un club che aveva sfidato le grandi d'Italia. Capitani, recordmen, calciatori che avevano guadagnato nomi 'napoletani' d'adozione. Eppure, lo Scudetto. Eppure, il Napoli è riuscito laddove questi non erano riusciti.
Nessuno è riuscito a imporsi
Il paradosso è che se Kvicha Kvaratskhelia, Kim Min-jae e gli altri si sono da subito imposti scrivendo la storia di Napoli, nessuno dei grandi ceduti dagli azzurri è riuscito a imprimere il proprio nome nella sua nuova casa. Prendete l'esempio di Kalidou Koulibaly: andato al Chelsea della nuova danarosissima proprietà di Todd Boehly, si è visto passar davanti tre allenatori, sfumare l'Europa che è e che verrà ed è finito a recitare un ruolo da comparsa in una delle peggiori stagioni della storia recente dei Blues. Lorenzo Insigne è andato a cerca nuova vita negli Stati Uniti ma i canadesi stanno andando malissimo anche in questa stagione. Fabian Ruiz è già finito tra i cedibili del Paris Saint-Germain dopo esser finito quasi ai margini della rosa dei titolari di Christophe Galtier. Si salva semmai Dries Mertens, in vetta alla Super Lig col Galatasaray, ma non da primo violino della formazione di Okan Buruk e pure David Ospina, che era titolare negli azzurri, è nel mezzo della crisi di risultati dell'Al Nassr di Cristiano Ronaldo. Tutto, mentre Napoli sogna. Tutto, mentre Napoli vince lo Scudetto. Senza di loro.






