Ludi: "A Como nel 2019 non c'era niente. Fabregas predestinato già quando giocava"
Carlalberto Ludi non poteva non parlare di Cesc Fabregas nel corso della sua intervista rilasciata a Cronache di Spogliatoio. Il direttore sportivo del Como ha elogiato il tecnico spagnolo: "Il fatto che potesse essere un predestinato, malgrado non mi piaccia questo termine, e avesse i caratteri dell'allenatore d'élite lo lasciava carpire anche quando giocava e, quando ha smesso, ci ha presentato un piano metodologico molto, molto profondo, ben strutturato e ben pensato, costruito in mesi e anni e ci sembrava andasse nella direzione del calcio che voleva il presidente. Nei mesi in Primavera ha dato subito un'identità molto importante e quello è il presupposto di ogni allenatore di successo. Il presidente e la proprietà volevano inserirlo per velocizzare un processo che, in virtù delle evidenze, era qualcosa di scontato".
Si ricorda il primo giocatore che acquistò?
"Il primo elemento che ho trattato è Alessio Iovine, che si era svincolato dalla Giana Erminio. Oggi rappresenta l'identità del Como perché è all'interno dello staff di Fabregas. Sono arrivato nel 2019, non c'era niente e c'era da fare tutto. Bisognava ricostruire il parco giocatori, trovare una casa... Guardando indietro si può sorridere, ma a 10 giorni dall'inizio della pre-stagione lo sponsor tecnico ci comunicò che non ci avrebbe consegnato niente, facemmo il primo giorno di ritiro con t-shirt non brandizzate".
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