Spinazzola: "Prima di aprile non ero mentalmente pronto per il ritorno, neanche allo stadio"
Leonardo Spinazzola, esterno della Roma, ha parlato nel corso di "Super Tele" su Dazn:
Come ha vissuto questo periodo da infortunato?
"Ho avuto momenti di euforia, di depressione, di gioia, è stato un mix".
A novembre si era autoimposto un rientro troppo anticipato?
"Era un mio obiettivo, ci stavo riuscendo (ride, ndr). Vedevo che altri con 4-5 mesi riuscivano a tornare, ho fatto interviste in cui dicevo che sarei tornato a fine 2021, però poi sono rimasto positivo con l’obiettivo di tornare".
Ha pianto tanto in questo percorso?
"Forse 3-4 volte, più che altro quando non riuscivo a fare delle cose. Sono una persona che s’impunta molto, delle volte è un bene e delle volte è un male, ero come un toro che dà le testate al cemento finché non cade il muro di cemento".
La sua stagione dunque non è finita? E quella della Roma come sta andando?
"Adesso devo riprendere il ritmo squadra, devo essere consapevole che posso fare i miei scatti di 70-80 metri a tutta velocità. Vediamo se riesco a fare inizialmente 20-25 minuti e poi incrementare. Per la Roma spero che finiamo bene vincendo le partite che restano e arrivare in campionato più in alto possibile. Spero che passeremo contro il Bodø/Glimt e fare un gran finale di Conference League".
Se diciamo Italia-Macedonia del Nord?
"Ho trascorso un compleanno amaro, così come tutti i miei compagni e l’Italia intera. Ci ero già passato con il CT Ventura, sapevo cosa avrebbero potuto provare i miei compagni. È stata una grande delusione, però ci riprenderemo".
Come sarebbe andata con Spinazzola e Chiesa in campo?
"Ci sono stati dei mesi dopo l’Europeo dove non giravo. Possiamo fare mille chiacchiere, ma ci sono periodi in cui va tutto bene e altri dove va tutto storto. Non ho intenzione di fare il tecnico e dire qualcosa sulla partita, abbiamo fatto 30 tiri a 1".
L'Europeo cosa le ha lasciato?
"Mi è rimasto il bello che abbiamo creato, ce lo porteremo dietro per tutta la vita".
Qual è stato il prima pensiero dopo la convocazione di Mourinho?
"Il mister è da ottobre che mi dice di venire in panchina, poi c’è stato il mio calo mentale e da lì ha iniziato a dirmi che non mi sarei dovuto preoccupare, mi ha sempre incoraggiato. Quando mi ha rivisto sorridere mi ha tartassato (ride, ndr). Volevo tornare in panchina, ero pronto per tornare dentro uno stadio e prima di aprile non ero pronto mentalmente per il rientro. Anche in borghese, non sarei voluto entrare".






