TMW - Mauro: "Con Guardiola partecipazione straordinaria, nessuno dà le spalle al pallone"
Massimo Mauro ha parlato nel corso della conferenza stampa precedente all'evento ”Dialoghi sul Talento con Pep Guardiola, promosso dalla Fondazione CRC in collaborazione con Fondazione Vialli e Mauro per la ricerca e lo sport Onlus e Fondazione Guardiola e con il supporto di Collisioni: "Questo è un nome che ha voluto dare Gianluca Vialli, dopo due giorni mi disse di aver trovato un nome straordinario: mi aveva fatta una videochiamata e mi disse “Alba dei campioni”. Arriveremo il prossimo anno spero alla terza edizione, abbiamo costruito un grande rapporto con la fondazione. Che Pep abbia accettato di essere qui è fantastico, siamo qui a dare l’opportunità ai ragazzi di ascoltare uno degli sportivi più vincenti oltre che una bravissima persona”.
Su ossessione che batte talento: "Abbiamo visto campioni straordinari tecnicamente però ci vuole un equilibrio fra tutte le caratteristiche che deve avere un professionista, ha ragione Michael Jordan a dire che il talento non basta. Mi piacerebbe che tutti i giovani capissero che non c’è un’equazione tra impegno e risultato, però la cosa più bella è dare il massimo".
Sulla vittoria e le sconfitte: "Pep ha baciato la medaglia del secondo posto, molti altri sportivi quando perdono trovano alibi. Invece lui bacia la medaglia, credo che questa sia la risposta e spero che i giovani lo capiscano. Luca teneva molto a questo, uno se gioca a calcio vuole diventare come i campioni ma è un momento difficile e noi abbiamo bisogno di gente perbene. Di ragazzi che capiscano che con la violenza non si fa niente".
Su calcio fisico e tattica: "Non ho grandi risposte su questo tema. Mi divertivo a giocare, mi diverto a guardarlo e a commentarlo. Il calcio è troppo bello, forse le parole rovinano quello che vediamo. Quello che mi piace di Guardiola è che non c’è nessun giocatore che dà le spalle a chi ha la palla, non c’è un giocatore che non voglia la palla e si rifiuti di essere d’aiuto a chi ha la palla. La partecipazione nelle squadre di Pep è straordinaria”.
Sul talento in Italia: “Avevo 17 anni e Mazzone mi porta con lui. Non c’era un momento in cui non mi diceva di puntare l’avversario, mi infondeva sicurezza soprattutto di fronte all’errore. Io mi sentivo a un metro d’altezza e alla fine di quell’anno ho giocato in Serie A. Oggi c’è il talento ma non viene fuori, perché qui l’ossessione per il risultato è molto più importante di un dribbling o un tiro. Dobbiamo avere il coraggio di dire che è importante lasciar esprimere i fondamentali nei settori giovanili. Se da 15 anni non abbiamo un cannoniere in Nazionale… Immobile fa gol in campionato ma non in Nazionale. Se è lui il riferimento forse qualche problemino c’è”.
Sul talento più grande di Vialli: “Luca aveva una leadership Natale ma la cosa bellissima è che sapeva esercitarla, era un piacere perché ti sentivi sicuro accanto a lui".
Sul talento più grande con cui ha giocato: “Zico, Maradona, Platini, scegliete voi”.






