Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomocremonesefiorentinagenoahellas veronainterjuventuslazioleccemilannapoliparmapisaromasassuolotorinoudinese
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenafrosinonelatinalivornomonzanocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuoloturris
Altri canali mondialimondiale per clubserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistiche
tmw / serie c / Interviste TC
Giannitti: "Oggi in Serie C mancano strutture e organizzazione, servono coraggio e pazienza"TUTTO mercato WEB
Oggi alle 09:15Interviste TC
di Laerte Salvini
per Tuttoc.com

Giannitti: "Oggi in Serie C mancano strutture e organizzazione, servono coraggio e pazienza"

In un periodo storico in cui ovunque si parla di riforme, cambiamenti, e modi per risollevare il movimento calcistico, su TuttoC.com abbiamo interpellato un dirigente che della competenza, attenzione ai giovani e serietà ne  ha fatto il suo marchio di fabbrica. Chi meglio di Marco Giannitti può fare una fotografia del nostro calcio, a partire dalla terza serie.  La sua carriera nasce dai campi della Serie D, dove conquista la promozione con il Celano Olimpia nella stagione 2005/2006, per poi proseguire con il salto in C grazie all’esperienza vincente con il San Marino. È però con il Frosinone che il suo percorso assume una dimensione nazionale: prima la doppia promozione dalla C alla B e dalla B alla Serie A tra il 2013 e il 2015, poi un nuovo salto nella massima serie nel 2017/2018. Nel mezzo, stagioni di alto livello e playoff, fino all’esperienza vincente con il Perugia, riportato in Serie B nel 2020/2021, e alle successive tappe con piazze importanti come Ascoli. Un percorso che racconta sei promozioni, due campionati di Serie A disputati e una competenza trasversale, costruita sul campo. Con Giannitti analizziamo lo stato della Serie C, tra criticità strutturali, modelli di sviluppo e prospettive future.

Direttore, che fotografia fai oggi della Serie C, tra penalizzazioni ed esclusioni?
“Direi che è lo specchio degli altri anni. Abbiamo visto che tante situazioni si ripetono anno dopo anno, quindi è normale che anche questo scossone a livello di Lega rallenti tutte le ipotesi di una riforma dei campionati. In Italia c’è bisogno soltanto di fare questa riforma, altrimenti, soprattutto la Serie C, sarà sempre un campionato con queste difficoltà. Non è una sorpresa, purtroppo è una costante che vediamo da tempo e che evidenzia problemi strutturali che non sono mai stati realmente risolti”.

Il tema del minutaggio resta centrale: più vantaggi o più limiti?
“Certamente, da una parte a livello tecnico è normale che un presidente di Serie C vada sul sicuro, perché con gli under è certo degli introiti. Però sarebbe anche bello che qualche presidente, magari abbassando anche i costi, invece di andare sugli under per fargli fare minuti a pagamento, andasse più sulla qualità per cercare di fare una plusvalenza nelle categorie più importanti. Bisognerebbe lavorare di più sulla valorizzazione reale del giocatore, cercando poi di monetizzare sulla sua crescita, piuttosto che limitarsi a un sistema che garantisce solo un ritorno economico immediato ma non costruisce valore nel lungo periodo”.

La Coppa Italia ha mostrato in finale realtà come Potenza e Latina: che valore hanno questi percorsi?
“Già la conquista della Coppa Italia è un obiettivo importante. Faccio i complimenti a loro perché hanno creduto in una competizione su cui all’inizio dell’anno spesso nessuno punta davvero. Invece è un trofeo che ha portato tantissimi tifosi anche in trasferta. Per quanto riguarda il Potenza, credo che dagli ottavi di finale possa essere una candidata a giocarsi la promozione in Serie B. Sono percorsi che danno entusiasmo e possono incidere anche sul campionato”.

Quanto incide il contesto ambientale, penso al Perugia che quest'anno, partito con ben altre ambizioni, sta faticando. Nei Playoff il peso della piazza può incidere?
“Sì, è una piazza che conosco bene, perché a Perugia ho vinto un campionato di Serie C e un playoff di Serie B. È normale che si parta sempre con grandi ambizioni. Nei playoff è vero che il fattore campo conta, ma ancora di più conta il piazzamento in classifica, perché chi si piazza meglio ha dei vantaggi. Poi è chiaro che alla fine troveremo anche qualche sorpresa e qualche delusione, soprattutto tra quelle squadre che a inizio anno erano partite con altri obiettivi e che adesso si ritrovano a giocarsi tutto nei playoff”.

Capitolo Ascoli: può giocarsi il campionato fino in fondo?
“È normale che abbia vinto una partita importante, un vero e proprio blitz che ha riaperto tutto. Adesso direi che le percentuali sono cinquanta e cinquanta con l’Arezzo per la promozione. Se non avesse vinto lo scontro diretto, probabilmente il campionato sarebbe stato chiuso. In questo momento invece sono due squadre forti che si giocheranno tutto fino alla fine”.

Qual è il modello virtuoso per creare valore in Serie C?
“Io penso che per creare valore serva prima di tutto il coraggio dei direttori. Sto sentendo tante persone che parlano dopo una sconfitta, anche pesante, come se avessero la bacchetta magica per risolvere i problemi, ma magari non conoscono nemmeno lo statuto federale e quello che serve davvero per cambiare il calcio. Serve il coraggio di puntare sui giovani, ma anche la pazienza dei presidenti, che devono aspettare i risultati e non mettere in discussione tutto dopo una o due sconfitte. Solo così un progetto basato sui giovani può diventare vincente sia dal punto di vista sportivo che economico”.

Si parla spesso del ruolo dei procuratori: dove sta il problema?
“Anche qui si tende a puntare il dito, ma bisogna essere chiari: i procuratori fanno il loro lavoro. Ci sono regole precise su quanto devono percepire, e se queste vengono superate non è colpa loro, ma delle società che accettano certe condizioni. Le società alzano i prezzi per accaparrarsi i giocatori, quindi è un problema di sistema. Se tutti rispettassero le regole, il mercato sarebbe molto più equilibrato”.

Il professionismo in Serie C è sostenibile?
“Non c’è equità nelle risorse economiche rispetto alla Serie B, e ancora di più rispetto alla Serie A. La Serie C vive sulla passione dei presidenti che mettono soldi propri. Servirebbe una riforma anche strutturale, magari con un piano che parta dal governo e che tuteli la categoria, anche a livello fiscale. Oggi il professionismo in Serie C esiste soprattutto dal punto di vista fiscale, ma mancano strutture e organizzazione. Bisogna fare un quadro generale e mettere tutte le componenti intorno a un tavolo per costruire una Serie C più sostenibile, magari con un sistema fiscale più vicino a quello dei dilettanti”.