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Ginestra: "In Italia abituati a giudicare i giovani dopo una gara e a lasciarli fuori"

autore
Raffaella Bon
per Tuttoc.com
mercoledì 15 luglio 2026, 22:00Interviste TC
autore Raffaella Bon
15.07.2026 22:00Interviste TC
Giuseppe Scialla
Giuseppe Scialla

Ciro Ginestra, ex tecnico del Guidonia Montecelio in cerca di un nuovo progetto, è intervenuto ai microfoni di TuttoC.com per commentare il momento attuale del calcio internazionale e nazionale.

La Spagna ieri ha dato una lezione di calcio. Che impressioni ha avuto?

«La Spagna ha dato una lezione di calcio, ma io dico che lo fa da tanti anni. È una nazionale organizzata, che traccia un percorso e lo porta avanti. Giocare una finale mondiale con due 2007 in campo e tanti ragazzi giovani significa che si è lavorato bene da lontano. Ma non è una novità: la Spagna è da sempre un’officina di talenti, perché sceglie allenatori capaci di far crescere i ragazzi. È tutto meritato».

De La Fuente, un mister che ha saputo plasmare una squadra facendo crescere ragazzi giovani. Quanto conta la continuità?

«Conta tantissimo. Lui conosce quei ragazzi, il lavoro viene da lontano: ha iniziato con le giovanili della Spagna. Chi meglio di lui può far crescere e rendere ancora più forti ragazzi che hanno solo potenziale? Crescendo e lavorando, diventano una squadra così importante e formidabile».

In Italia serve una trasformazione?

«Sì, serve una trasformazione. Bisogna tracciare un percorso, trovare le persone giuste e non guardare solo al risultato immediato, perché ti porta a scelte affrettate. Servono valutazioni a lungo raggio, proprio come fa la Spagna».

Perché in Italia non si ha fiducia nei giovani?

«Perché siamo abituati a giudicarli dopo una partita e magari a lasciarli fuori. La Spagna è l’esempio più chiaro: bisogna lavorare, dare possibilità ai ragazzi anche di sbagliare, e soprattutto mettere gli allenatori giusti nei momenti giusti. Al di là del talento enorme che nasce nelle grandi squadre spagnole, lì si fa un calcio diverso rispetto alle altre nazioni».

Come farli crescere?

«Non bisogna metter loro subito la croce addosso, né pretendere che diventino campioni in fretta. Vanno fatti crescere pian piano, anche attraverso gli errori. La Spagna ha fatto proprio questo: tanti giovani bravi che hanno sbagliato, ma sono stati aspettati, fatti giocare, messi nelle condizioni di divertirsi e capire cosa devono fare. È una filosofia di gioco che portano avanti da anni. È giusto che vadano a giocarsi una finale mondiale con così tanti giovani: è tutto meritato, perché dietro c’è lavoro, organizzazione e un percorso chiarissimo, costruito da persone che sanno fare calcio».

per Tuttoc.com

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