Aglietti: "Brescia favorito, vedo un Lecco possibile antagonista"
Ha conquistato promozioni, salvato piazze storiche e vissuto per anni il calcio tra Serie B e Serie C, costruendosi la reputazione di allenatore pragmatico e profondo conoscitore della categoria. Alfredo Aglietti, protagonista in panchina con club come Empoli, Novara, Virtus Entella, Brescia, Chievo e Reggina, continua a osservare con attenzione l'evoluzione del calcio italiano. Ai microfoni di TuttoC.com ha analizzato il prossimo campionato di Serie C, soffermandosi sulle favorite del Girone A, sul ruolo dei giovani e sulle difficoltà che ancora frenano il ricambio generazionale nel nostro calcio.
Mister, che idea si è fatto del nuovo Girone A? Chi vede davanti a tutti?
"Sinceramente in queste settimane ho seguito poco, però guardando la composizione del girone mi sembra evidente che il Brescia parta nettamente davanti a tutti. Per me è la grande favorita. Alle sue spalle vedo un Lecco che ha dato continuità al lavoro della scorsa stagione e che può rappresentare l'antagonista principale, ma il Brescia, almeno sulla carta, ha qualcosa in più rispetto alle altre."
In Serie C si continua a parlare della necessità di puntare sui giovani, ma il ricambio generazionale fatica ancora a decollare. Perché?
"È un problema che ci trasciniamo da tempo. In Italia diciamo sempre che bisogna cambiare qualcosa, ma poi nei fatti resta tutto uguale. Continuiamo a valorizzare più il prodotto che arriva dall'estero che quello costruito in casa nostra e, di conseguenza, tanti giovani italiani di valore trovano pochissimo spazio, sia in Serie A sia in Serie B, e spesso anche in Serie C. Così facendo diventa difficile permettere ai ragazzi di crescere con continuità e inevitabilmente ne risente anche il livello della Nazionale. Non è soltanto un problema delle grandi squadre, ma di tutto il sistema."
Quanto pesa, in piazze importanti come Brescia, la pressione del risultato nella scelta di affidarsi a giocatori già pronti?
"Pesa tantissimo. Quando una società ha l'obbligo di vincere tende inevitabilmente a cercare calciatori esperti, che conoscano la categoria e offrano maggiori garanzie. È normale che in questi contesti la crescita dei giovani passi in secondo piano. Però il Brescia ha sempre avuto uno dei migliori settori giovanili d'Italia, basti pensare a un giocatore come Tonali. Se riuscisse a coniugare la ricerca del risultato con la valorizzazione dei propri ragazzi, potrebbe costruire un patrimonio importante anche per il futuro."
Lei ha sempre avuto il coraggio di lanciare giovani importanti. Quanto conta ancora oggi la Serie B come passaggio verso il grande calcio?
"Conta tantissimo, ma bisogna avere coraggio. Gli allenatori devono essere disposti a dare spazio ai ragazzi anche sapendo che qualche errore fa parte del percorso. È chiaro che oggi il risultato pesa e chi allena vive sempre sotto esame, però le società dovrebbero sostenere maggiormente questo tipo di scelta. Quando ho allenato Empoli e Novara ho avuto la fortuna di lanciare giocatori come Mori, Sammarco, Fabbrini e Bruno Fernandes, che all'inizio non era nemmeno stabilmente in prima squadra. Se un giovane è bravo bisogna farlo giocare: magari perde qualcosa in esperienza, ma restituisce entusiasmo, corsa, freschezza e voglia. Questo coraggio, negli ultimi anni, si è un po' perso."
Arezzo e Ascoli hanno scelto di dare continuità al gruppo che ha conquistato la promozione. È una strada vincente?
"Credo di sì. Sono due piazze importanti, con grande tradizione e tifoserie straordinarie. L'Arezzo ha compiuto un percorso eccezionale e la società, insieme al presidente e al direttore Cutolo, ha costruito qualcosa di molto solido. L'Ascoli, dopo la vittoria dei playoff, arriva in Serie B con un entusiasmo enorme e anche Tomei potrà trarre grande beneficio da questo ambiente. Mantenere gran parte del gruppo che ha conquistato la promozione è una scelta intelligente, perché preserva entusiasmo e identità. Naturalmente serviranno anche alcuni innesti di categoria per affrontare un campionato difficile come la Serie B, ma la continuità rappresenta una base importante su cui costruire."


