Caravello: "Se ritrova entusiasmo il Bari può essere favorito. Next Gen straordinaria"
La Serie C è pronta a ripartire con diverse piazze storiche chiamate a recitare un ruolo da protagoniste. Dal Bari, retrocesso dalla Serie B e alle prese con una ricostruzione profonda, alla Salernitana, che ha scelto una strategia di mercato differente rispetto alla scorsa stagione. Senza dimenticare il grande equilibrio del girone B, il Brescia favorito nel girone A e il tema delle seconde squadre, sempre più centrale nel dibattito sul futuro del calcio italiano. Di tutto questo abbiamo parlato con Danilo Caravello, decano dei procuratori italiani, ospite della radio ufficiale di TuttoMercatoWeb.com.
Caravello, partiamo da Bari e Salernitana. Due piazze enormi per la Serie C, ma con strategie molto differenti: come le vede?
"Sicuramente l'ambiente è molto simile a quello che c'è a Lazio e Roma, quindi quando i componenti sono su punti così diversi e discordanti non è mai facile. A Bari è arrivato un direttore di lunghissimo corso, di grandissima capacità ed esperienza, come Paolo Marino, affiancato da un direttore sportivo che conosce frequentemente la categoria come Minadeo. Stanno cercando di ricostruire e fare comunque una squadra forte, importante, degna di Bari, partendo da quei giocatori che magari non riusciranno ad andare via o che sono ancora motivati e vogliosi di riscattarsi a Bari, mettendo dentro dei pezzi importanti. Hanno investito sugli attaccanti, stanno investendo sugli esterni e stanno facendo una squadra sicuramente competitiva, per far sì che si parta subito forte, affidandosi a un allenatore che era fermo da tempo ma che ha dimostrato in passato di essere un vincente, di conoscere e anche di vincere la categoria. Tutto questo per riconquistare una piazza e i tifosi nel minor tempo possibile. Se si ritrova entusiasmo, sicuramente il Bari, con le problematiche che stanno affrontando anche le altre big del girone, può diventare la favorita assoluta".
E la Salernitana?
"La proprietà, Cosmi e Faggiano hanno improntato un mercato completamente diverso, fatto di nomi e profili più giovani, con esperienze ancora non incredibili per quanto riguarda la Serie C. Poi c'è sempre il campo che darà le risposte e dirà quali saranno le scelte più giuste. Non mi sembra sia l'unica società che si è affidata a profili tra virgolette non conosciutissimi per una piazza come Salerno, perché anche lo Spezia sta facendo un mercato di quel tipo. Quando ci sono tanti contratti, tanti calciatori da sistemare e rose da costruire, ci vuole anche un po' di fantasia e di idee che possano competere. Spero che sia la cosa giusta, poi sarà sempre il campo a determinare il lavoro fatto, perché quello alla fine è sempre il giudice e non sbaglia mai".
Il girone B sembra particolarmente competitivo. C'è una favorita?
"Non è facile, perché è un girone molto equilibrato. Come avete detto poc'anzi, la presenza delle retrocesse, la continuità di rosa, il mercato che stanno facendo e che devono ancora completare... Potrei dire che il Ravenna possa partire un pelo più avanti, perché è una realtà già consolidata e strutturata. Quando retrocedi ti porti sempre dietro delle scorie, che ci vuole un po' di tempo per metabolizzare e assorbire. Scorie mentali, ma anche legate ai calciatori che guadagnano e che inevitabilmente ti restano dentro, perché non è semplice in questo mercato poter piazzare tutti. Per questo metto un pelino al di sotto Pescara e Reggiana, che sono tutte circondate da problemi anche di piazza. Quando non dovessero arrivare subito i risultati sperati, siccome sono piazze calde, possono andare anche in contestazione".
E lo Spezia?
"Lo Spezia è retrocesso in maniera indegna. Lo scorso anno ci sono stati calciatori con contratti da alta Serie B e non da C, che devono andare via ma che ancora non si muovono. È stato fatto un mercato di tante idee, tanti giovani, che però devono dimostrare sul campo di poter reggere la pressione e l'importanza di una piazza come Spezia".
Passiamo al girone A. Il Brescia sembra avere un vantaggio netto sulla concorrenza.
"Se il mio discorso era valido per il Ravenna nel B, diventa assolutamente valido per il Brescia nel girone A. Ha tenuto lo staff tecnico, ha tenuto l'intelaiatura dello scorso anno e sta facendo investimenti mirati. Probabilmente la sfortuna deve lasciare un po' in pace il Brescia, perché nel primo percorso di preparazione c'è stato lo stop di Crespi, che sembra risolto, e quello di Gori, che ti costringe comunque a intervenire in un reparto dove ti sentivi a posto. C'è sempre una variabile, quella della fortuna, che deve accompagnarti. Sicuramente il Brescia è la favoritissima nel girone A. Non trascurerei però altre realtà che sono sempre state fastidiose negli ultimi anni, come il Renate, che sono sempre rimaste lassù. Secondo me il Treviso, come neopromossa, e il Trento, che ha dato continuità al lavoro di Tabbiani mettendo dentro investimenti mirati, possono essere squadre che si possono inserire e dare fastidio. Poi ci sono le Under 23, che sono sempre un'incognita: prima o poi qualcuna può azzeccare l'annata giusta, con le componenti giuste. Mi ero dimenticato del Cittadella, che quest'anno parte con un'esperienza diversa in una categoria che non faceva da tanti anni. Per me è il rivale numero uno del Brescia".
I numeri della Juventus Next Gen sono importanti: i giocatori transitati dalla seconda squadra hanno prodotto 235 milioni di euro di incassi, il 44% degli introiti totali del club. Il progetto seconde squadre è quindi soprattutto economico?
"Per me c'è sempre un mix di tutto. Sicuramente il lavoro che ha fatto la Juventus è stato straordinario, non per la Nazionale ma per le casse societarie. Nella Under 23, nella Next Gen, nella Juve, sono transitati giocatori fuori categoria, potenziali campioni, che stanno tutt'oggi dimostrando nelle categorie importanti di esserlo. Ci sono giocatori che sono stati al Real Madrid, giocatori che stanno alla Roma, giocatori importanti. Da quel punto di vista il lavoro è stato eccezionale".
Quindi le seconde squadre vanno difese?
"Le Under 23 sono assolutamente necessarie. Non devono togliere la territorialità e la bellezza dell'appartenenza che c'è comunque nei campionati di Serie C, ma sono fondamentali, perché all'estero le fanno da quindici anni e le fanno con successo. Sono un passaggio dove un club si può permettere di tenere e far crescere i giocatori in casa senza doverli valorizzare andando in giro, rischiando di perderli. È quello che magari è successo al Milan con Liberali, che poi lo voleva ricomprare. Nel tempo anche l'Atalanta ha fatto un lavoro importante. Palestra è un giocatore che è transitato da lì ed è un giocatore della Nazionale. Adesso ci mettono anche Vavassori, che da lì va al Palermo".
E il Milan?
"Il Milan ha Bartesaghi, che ha portato in prima squadra, e Liberali ha fatto un percorso. Camarda ha giocato poco, ma ha fatto un altro percorso. L'Inter ha dei giocatori, magari non tutti italiani, ma straordinari, che a breve faranno parlare di sé".
Qual è allora il problema del calcio italiano?
"È chiaro che bisogna cambiare le regole, sotto tutti i punti di vista, affinché favoriscano la crescita dei nostri talenti. È dimostrato che ci sono e bisogna aiutarli a poterlo dimostrare nelle prime squadre, perché soltanto così si aiuta la Nazionale, partendo dal basso. Le Under 23 sono una fase di questo processo che rispetto tantissimo, perché i ragazzi giocano in campionati veri, con un risultato, e quindi si forgiano e crescono. È chiaro che se poi le Primavere e tutte le Under 23 continuano a essere piene di stranieri, con gli italiani in minoranza, il processo viene un pochettino rallentato. Però non mi sento assolutamente di condannare le seconde squadre".






