Ma non dovevamo cambiare il calcio? Il tempo è galantuomo con la Lega Pro. Bari, è finita l’illusione
Ivan Cardia
L’altro ieri sono scattati i 7 mesi da Zenica, teatro della terza mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali. In questo lasso di tempo si è dimesso un presidente federale, ne è stato eletto un altro, è stato commissariato (da sé stesso) e sono state convocate le nuove elezioni. Le riforme? Stanno a zero. Che poi per qualcuno si ridurrebbero a tagliare le squadre di C è un altro discorso. Tutto conferma il pressappochismo che viviamo nel pallone italiano.
Lo scorso giugno, quando si trattava di eleggere il successore di Gravina, la Lega Pro non si è schierata. Poi ogni club ha fatto quello che ha voluto, ma il tempo è galantuomo con una scelta che affondava le sue radici in un’idea: si stava sbagliando tutto. Ecco, che il metodo fosse sbagliato ormai è chiaro, e ha travolto tutto il resto. Gli ultimi giorni, con il mercatino delle firme che poi diventerà bazar dei voti, confermano che in quel caso la decisione è stata l’unica davvero nobile.
Ora c’è da scegliere di nuovo, e non è facile. Soprattutto perché adesso la campagna elettorale è “vera” e i voti peseranno. C’è da farli sudare a chi li vuole, e non solo per una ragione utilitaristica (ottenere qualcosa), ma anche perché quella coerenza si deve coniugare con una necessità: il tempo è finito, da un bel pezzo. Da mesi si parla solo di nomine, incarichi, beghe da azzeccagarbugli. Ecco, chi ha già dimostrato di saper volere bene a sé stesso prima e al pallone poi adesso ha il dovere di indirizzare la corsa elettorale. Non per il proprio tornaconto, ma perché chi si è intestato - da una parte e dall’altra - l’idea di guidare il calcio italiano ha dimostrato di non pensare affatto al bene di tutti. Qualcuno dovrà pur farlo.
Piccola postilla di campo: è finita l’illusione a Bari. Nel senso che è finita l’assurda convinzione che giocare in uno stadio semideserto potesse fare bene perché alleggeriva le pressioni. La squadra biancorossa è valida, l’allenatore pure (con qualche riserva, a mio giudizio, ma non si può dire che non abbia qualità), ora i De Laurentiis devono recuperare in qualche modo il rapporto con la piazza. L’ideale sarebbe cedere, ma magari riescono a trovare una soluzione migliore.


