Sono Arbitri, non i padri delle sconfitte. Mai sottovalutare la voce della contestazione che monta. Macalli, il vecchio saggio “tiranno” e despota, dovrà aprire al dialogo
La stagione delle proteste è cominciata. Un puerile esercizio di comodo quello di voler addossare ai fischietti le responsabilità dei propri insuccessi. Non sono loro, i direttori di gara, i padri delle nostre le sconfitte. E, prima di dar fiato alle trombe, dovrebbero impararlo tutti gli addetti ai lavori. La Lega Pro è un modello di “workshop” per apprendisti. Vale per i dirigenti, per gli allenatori, per i calciatori e perché non dovrebbe valere anche per gli arbitri. Anche loro giovani di belle speranze in cerca di affermazione. Una carriera difficile quella dell’arbitro. Dalle molteplici difficoltà inerenti la capacità di saper “leggere” le norme del regolamento e di saper gestire le molteplici e variegate situazioni ambientali ( peraltro a volte anche avverse). Il tutto nella velocità reale dedotta dall’azione di gioco. La capacità di interpretare e decidere al meglio, nell’ immediato, senza nessuna possibilità di margine all’ errore.
Farina, il valido designatore per la Lega Pro, conosce bene il materiale umano a disposizione. Sa, indubbiamente, di avere a disposizione un gruppo di ragazzi valido. Da crescere, istruire e soprattutto aiutare.
Eccolo il nocciolo della questione. Ragazzi che vanno aiutati. Dai dirigenti e da chi va in campo. Mettendo al bando violenza, simulazioni e proteste. Nel rispetto reciproco e senza premeditazione alcuna. Tanto alla fine della stagione tutte le situazioni, positive o negative che siano, si equivalgono. Accade da sempre ed in tutti i campionati!
Nelle ultime settimane in Lega Pro non ci si è fatti mancare di nulla. Dai fatti incresciosi (si può dire solo incresciosi?) che hanno coinvolto la Nocerina, alla più recente contestazione, all’esterno del Cino Del Duca, nei confronti della dirigenza dell’Ascoli. Un modo nuovo, plateale ed esasperato, di farsi sentire. Un segnale che non va, in ogni caso, preso sotto gamba. La voce generale di una frangia della tifoseria che, seppure con motivazioni diverse, alza il tono della protesta. Un movimento allarmante che guadagna sempre più campo (anche in altre categorie), che va affrontato con tutte le cautele e risolto drasticamente come il caso richiede. Appare indispensabile, prima che lo scontro degeneri, la convocazione di un tavolo attorno al quale far sedere tutte le componenti. Se poi la legge deve essere applicata (tessera del tifoso), sia fatto nella sua integrità totale. Sempre. Senza usare ora il bastone ed ora la carota o seguendo interpretazioni soggettive suggerite da una presunta convenienza.
La Lega Pro, negli ultimi anni, ha fatto passi da gigante, in tutti i settori. Questo non si può disconoscere. Ho letto di critiche mosse, recentemente, dal Presidente del Coni Malagò che non ho condiviso in toto. Nel Paese dei campanili i derby sono sempre esistiti e si sono sempre giocati. Evitando caso mai in taluni casi, anche nella massima serie, le notturne. Ma si sono sempre giocati. La carenza di diversi impianti sportivi, situati in prossimità di centri abitati. Obsoleti per struttura, ricettività e sicurezza. La scarsa disponibilità numerica di uomini a disposizione delle Forze dell’ Ordine per adibirli a quel servizio. Sono tutte componenti negative, territoriali ed oltre, non imputabili alla Lega Pro ed a chi la dirige. Una conclamata negligenza dello Stato, come purtroppo accade al giorno d’ oggi, in tanti altri settori.
Del resto, lo recita la storia del calcio che privare un campionato di una partita di cartello ne sminuisce l’ interesse. Ed allora?
Le iniziative intraprese nel recente passato in favore delle Società appartenenti a quella categoria, sono la dimostrazione dell’impegno prolifico profuso, negli anni, da Mario Macalli e dai più stretti collaboratori. Il presidente che in tanti dipingono (non me ne voglia) come il “tiranno” despota del settore. Il pacchetto che parte dai maggiori vantaggi finanziari per le Società e va sino alla migliorata visibilità dei campionati, è il miglior biglietto da visita per tutto il management della Lega, i cui meriti sono indiscutibili.
Anni di gestione ci hanno proposto, a volte a torto ed altre a ragione, una presidenza di Lega battagliera, ma poco propensa al confronto con altre componenti del Palazzo. Con il mondo del calcio in radicale evoluzione programmatica, è auspicabile un segnale forte. Una apertura al dialogo, utile, per effettuare quello scatto di qualità che è insito nel progetto della imminente riforma dei campionati.
Una aspettativa generale alla quale un vecchio saggio, pur definito “tiranno” e despota, come Mario Macalli non vorrà certamente sottrarsi.


