ESCLUSIVA TLP - Lei non sa chi sono io: Giuliano Melosi (Inveruno)
Attimi di vita quotidiana mentre Giuliano Melosi ci concede l'intervista esclusiva per TuttoLegaPro.com, nello spazio dedicato al protagonista della settimana per quanto riguarda la Serie D, dal titolo "Lei non sa chi sono io". Il tecnico dell'Inveruno, piccola società tornata lo scorso anno in D, dopo cinquant'anni di assenza, ha conservato lo spirito del calciatore che è stato: "Sono cresciuto con questa mentalità e non l'ho persa nel passaggio dal campo alla panchina".
I gialloblù nella scorsa stagione sono arrivati al quinto posto, mostrandosi una matricola pericolosa per tutto il corso del campionato. Nei play off il percorso è stato breve, ma l'ambizione del club a detta del Direttore sportivo Davide Ranieri non è particolarmente elevata: "Siamo una piccola società, con una struttura di poche persone e non abbiamo neanche un addetto stampa. Essere la nuova Giana Erminio? Ma no! Abbiamo un presidente che è persona precisa e puntuale come pochi se ne vedono a queste latitudini, ma non abbiamo intenzione di fare un passo così lungo".
Giuliano Melosi è arrivato all'Inveruno quasi prima di ferragosto. Ad inizio precampionato il tecnico era Giorgio Dossena, ex della Sestese. Il motivo ufficiale è stato trovato in "motivi di famiglia", ma dietro c'è stata un'insicurezza dell'allenatore: "Ci ha manifestato più volte - spiega Ranieri - le sue perplessità nel guidare la squadra. Così abbiamo deciso di comune accordo di separare le strade prima dell'inizio della stagione".
L'arrivo di Melosi è coinciso con un inizio di campionato esaltante.
Mister, partiti come meglio non si poteva.
"Noi abbiamo una squadra attrezzata per giocarcela su ogni campo e vogliamo vincere ovunque".
Tra questi primi risultati, spicca lo 0-4 del "Rigamonti-Ceppi" di Lecco contro i biancoblù nel turno infrasettimanale di settimana scorsa.
"Il risultato finale è sicuramente eclatante. A parte i primi quarantacinque minuti dove le forze in campo si sono equivalse, nella ripresa non c'è stata più partita".
Lei è un tecnico giovane e la sua prima esperienza l'ha avuta alla Pro Sesto, dove ha anche lavorato bene.
"Abbiamo vinto un campionato di Eccellenza (2011/12, ndr) con una società fantasma. Da gennaio sono arrivati i proprietari e ci hanno detto che non ci pagavano più. Abbiamo deciso di continuare lo stesso e siamo stati promossi con un mese di anticipo. Dopodiché è arrivata la nuova società che ha fatto piazza pulita: c'erano ventisei giocatori e ne sono stati fatti fuori ventidue. Stessa sorte è toccata anche a me".
Altra avventura al Darfo Boario nel dicembre 2012.
"Ho preso la squadra alla diciottesima giornata, erano penultimi in classifica in D e ci siamo salvati".
Infine la scorsa stagione al Borgomanero.
"Qui arrivo prima: alla settima giornata a zero punti e ci siamo salvati ai play out. Abbiamo fatto un autentico miracolo avendo girato a quindici punti a fine girone di andata".
Quest'anno lei arriva all'Inveruno il 12 agosto, dopo che già era stato scelto Dossena.
"Avevano scelto un altro allenatore, poi hanno deciso di cambiare e mi hanno chiamato. A dire il vero io sapevo che se non fosse stato l'Inveruno, la prima panchina che sarebbe saltata avrebbero chiamato me, visti i risultati degli ultimi due anni. Così presto non me lo aspettavo".
Parliamo della sua squadra: quale la forza dell'Inveruno?
"E' un ambiente tranquillo con una società forte alle spalle ed un gruppo coeso".
La rosa è composta da elementi che in questo inizio di stagione si stanno facendo valere: vedi Tommaso Lella, attaccante che ha già segnato cinque gol in quattro partite.
"Lella è un giocatore che negli ultimi due anni ha fatto una media di quindici gol a stagione, quindi a questi livelli non è propriamente uno sconosciuto. Per me è una sorpresa in positivo".
I giocatori più rappresentativi della sua squadra chi sono?
"I vecchi, se così vogliamo chiamarli: il capitano Broggini e il vice Lazzaro".
Giovani interessanti dell'Inveruno. Vuol farci qualche nome?
"Abbiamo Bordin in porta, classe 1995 che arriva dalla Primavera del Varese. Bisceglia che è un '96 dal Carpi. Leone e Ruzzenenti (quest'ultimo infortunato, ndr), sempre '96. Pisoni è un '95 che la scorsa stagione ha fatto molto bene a Gozzano in D. Ci sono infine i due '94 Marioli e Morao giocatori importanti".
Il suo pensiero sulla regola dei quattro under obbligatori in serie D.
"Secondo me sono regole assurde. Forse io sono cresciuto in un'altra epoca, ma non serve alla crescita di questi ragazzi. Li fai giocare tre anni e poi? Ho esordito a diciassette anni in B e non c'era nessuna regola. Io penso che le società hanno tutto l'interesse a far giocare i giovani. Se i ragazzi sono di qualità ben vengano, mentre in questo modo tu club di serie D sei costretto a far giocare quattro under che senza queste regole non giocherebbero mai in D".
Lei è stato anche un calciatore. Cosa ci può raccontare della sua carriera?
"Ho fatto una discreta carriera. Da giovane non sono stato molto fortunato e mi sono rifatto nel tempo. Ho giocato nel Varese per cinque anni, alla Pro Sesto sono rimasto quattro stagioni per finire al Chievo in B. Con il Vicenza in A, poi Salernitana e Pescara. Il mio ruolo? Potevo giocare ovunque nel centrocampo, tipo un Gattuso".
Quando ha smesso di giocare?
"Ho smesso molto tardi, a 43 anni in Eccellenza. Ho intrapreso la carriera da allenatore e finora devo dire che non posso lamentarmi con la promozione con la Pro Sesto e le due situazioni in D, entrando in corsa con squadre messe male. Non è facile, ma sono soddisfatto di ciò che ho fatto. Quest'anno sono partito dall'inizio e stiamo andando bene. Ho finito il corso a Coverciano per poter allenare anche in Lega Pro".
Che allenatore è Giuliano Melosi?
"La mia storia da calciatore e le esperienze che ho vissuto quando ero protagonista in campo mi hanno insegnato che non bisogna mollare mai nulla. I successi di questo inizio stagione sono gratificanti, ma sono un martello e voglio rimanere con la squadra sempre sul pezzo. Non mollo nulla".
Un allenatore che lei ammira?
"Ce ne sono tanti di allenatori bravi, se devo dire un nome: Diego Simeone dell'Atletico Madrid. Caratterialmente gli somiglio. Mi piacciono molto Mourinho, Guardiola, Klopp".
In questi ultimi tempi sembra venire fuori in maniera dirompente l'allenatore motivatore, mettendo in soffitta l'insegnante.
"Il motivatore è importante. Secondo me Mourinho è il numero uno sotto questo aspetto. A livello internazionale il motivatore conta più dell'insegnante".
Mentre in D quale conta maggiormente?
"Sono importanti entrambi i fattori: motivazionale e didattico. Le motivazioni servono a far sì che ad un giocatore possa scattare quella molla necessaria per scendere in campo con lo spirito giusto. Anche l'aspetto formativo ha la sua importanza, avendo a che fare con molti giovani con cui devi partire dall'abc. Molti di loro vengono catapultati dall'ambiente ovattato delle Primavere o Berretti in un campionato difficile come la serie D e non son capaci alle volte di fare le cose più banali. Credo che più si scenda e maggiore sia la necessità di un allenatore che insegni, mentre più il livello sale e più c'è bisogno di curare altri aspetti: la gestione del gruppo in primis".
Guardando la vostra classifica non è che state studiando da nuova Giana Erminio?
"No, assolutamente. Il presidente non ha intenzione di salire perché le spese aumenterebbero in maniera esponenziale. Noi comunque scendiamo in campo e ce la giochiamo con tutti. Poi quel che sarà non lo possiamo sapere. Viviamo alla giornata".
Adesso come adesso state andando molto bene.
"Ci sono squadre più attrezzate della nostra. Non dimentichiamo che l'Inveruno la scorsa stagione ha fatto i play off e non sarei dispiaciuto se dovessimo ripetere l'exploit".
Il livello del calcio italiano secondo lei?
"Si è molto abbassato e la figura fatta dalla Nazionale al Mondiale è una dimostrazione di dove siamo finiti. Purtroppo le regole studiate per aiutare i giovani non portano i risultati sperati. E credo che lavorare con questi obblighi non sia facile: un giovane in fondo è conscio che giocherà comunque la domenica. Una volta era diverso e quando entravi le prime volte in uno spogliatoio lo facevi in punta di piedi".
Prossima intervista per "Lei non sa chi sono io": giovedì 2 ottobre.


