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In Serie C (e D) i giocatori di valore ci sono, ma manca il coraggio di scommettere su di loro. Da Angelozzi una lezione ai maniaci degli algoritmi

autore
Tommaso Maschio
per Tuttoc.com
mercoledì 27 luglio 2022, 00:10Il Punto
autore Tommaso Maschio
27.07.2022 00:10Il Punto

Coraggio. È questa la parola usata dal direttore dell'area tecnica del Frosinone Guido Angelozzi, fra i dirigenti più esperti del nostro calcio, per descrivere quello che serve per andare a pescare nelle serie minori (C e D nella fattispecie) i giocatori che possono fare la differenza e volare successivamente in Serie A e magari vestire la maglia della Nazionale. Come successo con Gatti e Zerbin, esplosi in Ciociaria la passata stagione e ora rispettivamente nelle rose di Juventus e Napoli. “Bisogna avere attenzione e si può pescare bene, certo, i giocatori vanno seguiti come tutti, però c’è molto materiale. - ha spiegato Angelozzi - Ci vuole un po’ coraggio, però credo che la C sia un po’ sottovalutata visti i tanti giocatori che ci sono”.

Il coraggio, e anche l'attenzione e la costanza nel seguire determinati profili - dal vivo e non attraverso algoritmi che saranno anche utili, ma non possono certo sostituire l'occhio allenato che vede oltre numeri e statistiche e si accorge anche delle doti caratteriali e morali del giocatore – che troppo spesso manca nelle serie superiori dove si preferisce spesso non solo l'usato sicuro, ma anche lo straniero “che costa meno”, ma non sempre funziona o che ci mette il doppio del tempo per adattarsi e far intravedere le proprie qualità (“L’anno scorso ho preso un giocatore dalla C francese e ci sono voluti sei mesi, pur essendo forte”, dice sempre Angelozzi). Il tutto togliendo spazio a giovani italiani che magari si ritrovano a girovagare a destra e manca, senza nessuno che creda davvero in loro – anche per le norme sulla valorizzazione dei giovani che non premiano certamente il merito – rischiando fortemente di perdersi o esplodere tardi, basti pensare a Brunori salito agli onori delle cronache a quasi 28 anni su cui il Parma, né tantomeno la Juventus, ha mai creaduto realmente dandogli una possibilità e usandolo più che altro come pedina di scambio o possibile plusvalenza futura.

Quel coraggio che manca anche dopo un disastro come il secondo Mondiale svanito e gli appelli del ct Mancini in cui si chiedeva di puntare maggiormente non solo sugli uomini, ma soprattutto sui giovani azzurrabili. Parole che hanno fatto seguito a quelle del ct dell'Under 21 Nicolato che erano però suonate stonate nei confronti della terza serie che fa della crescita dei giovani una delle proprie missioni principali. Ma d'altro canto è vero che non si possono sfidare gli squadroni europei che possono contare su giocatori che vantano decine di presenze, se non di più, nelle serie maggiori o magari nelle coppe europee con ragazzi che hanno militato solo in Serie C o bene che vada in Serie B. Il coraggio sottolineato da Angelozzi dovrebbe essere la stella polare di tanti dirigenti anche nella massima categoria, ma troppo spesso è più comodo nascondersi dietro algoritmi e tecnologia, farsi fare il mercato da agenti amici e tenere un atteggiamento snob nei confronti dei campionati minori, anziché rimboccarsi le maniche, magari sporcandosi anche un po', e avere il coraggio di rischiare e magari vincere le scommesse.

per Tuttoc.com

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