In arrivo il "caso Caiata"... In Parlamento?
Marcel Vulpis
Quando mi è stato chiesto di scrivere per TuttoC ho accettato subito con piacere, perché nei confronti di questa Lega ci sarà sempre affetto e vicinanza, oltre che piacere e rispetto nei confronti dei colleghi della redazione, con cui ci conoscevamo già da tempo (ancor prima della mia elezione a Vicepresidente Vicario nel gennaio del 2021). Scriverò ogni 15 giorni, dalle pagine di questo sito, soffermandomi soprattutto sui temi più caldi.
Oggi però porto all’attenzione dei lettori un caso specifico: quello di Salvatore Caiata. Come già sapete l’imprenditore e deputato di Fratelli d’Italia (al secondo mandato consecutivo) arrivò terzo nell’elezione per i consiglieri federali (un’elezione che si tenne al Cavalieri Hilton di Roma, in concomitanza con l’assemblea elettiva che portò alla rielezione di Gabriele Gravina). Ricordo che i posti della Lega Pro all’interno del consiglio della FIGC sono due e che all’epoca Caiata era il presidente del Potenza calcio (uno dei 59 aventi diritto al voto). Perse appena per un voto, superato, sul filo di lana, dall’attuale presidente dell’Olbia Calcio (Alessandro Marino). Accettò il responso democraticamente non senza però qualche malumore (ritenendo, confermano i ben informati, che ci fosse stato un singolare boom di candidati, quasi a voler ridurre le chances elettorali dello stesso Caiata, tra i potenziali vincitori sulla carta). Ma si sa siamo il Paese dei complottisti o almeno così si dice. Questa la fredda cronaca dell’elezione che portò, nell’attuale CF, sia Giuseppe Pasini (n.1 della Feralpisalò), sia appunto Marino (Olbia).
Poi è successo che. quest’anno, al termine del campionato, Pasini ha vinto il girone “A” con il suo club e, meritatamente, è volato in Serie B. Logico quindi che si debba dimettere, perché non avrebbe senso avere un presidente ormai di B chiamato a tutelare gli interessi di una Lega “concorrente”. Non era mai successo, che io ricordi, ma si sa il Diavolo fa le pentole e mai i coperchi.
E veniamo al problema attuale. In un Paese normale si sarebbe dovuto immediatamente sostituire il consigliere (in quota Lega Pro) con il primo dei non eletti. Ma sempre i ben informati narrano (vai a capire se poi sia vero o meno) che il deputato di Fratelli d’Italia non sia nelle grazie del “cuor di Federico”. Tra l’altro qual è il senso anche politico di far irritare un esponente del partito più importante della coalizione di governo? Forse non sarebbe apprezzato per il suo impegno politico a destra? Non vogliamo neppure pensarlo. Sono assolute sciocchezze, che rispediamo con vigore ai mittenti ovunque essi siano, ma nei corridori, credetemi, sta girando e volando di tutto. E spesso nella vita quello che appare, anche erroneamente, diventa poi realtà.
Ma torniamo alla fredda cronaca, anche se il caso Caiata sta diventando bollente. Intanto Pasini non si è dimesso (la sua posizione scade tecnicamente solo il prossimo 30 giugno 2023) e qualcuno ritiene (io no chiaramente) che si debba rifare una nuova elezione solo per arrivare al nuovo consigliere federale. Peccato che la cosa più normale sarebbe invece reintegrare il primo dei non eletti, ovvero Caiata.
Perché ciò non sta ancora avvenendo? Perché Caiata non viene chiamato a sostituire il consigliere Pasini? Perché l’ex presidente del Potenza calcio non viene contattato da FIGC/Lega Pro? Ancora i ben informati narrano di un malumore interno molto forte da parte di Caiata, che, secondo me, porterà prima o poi questo caso a sbarcare in Parlamento (e forse non solo lì).
Ha senso tutto questo? Secondo me no. È una situazione sgarbata, per non dire poco gradevole, che dovrebbe essere risolta con un semplice gesto: chiamare Caiata in sostituzione di Pasini. Lo dice il buon senso e un pizzico di sana democrazia. Speriamo soltanto che tutto questo non si trasformi in un caso politico e in un boomerang di immagine per la Lega Pro, perché allora sì che ne vedremmo delle belle. Ma se ciò dovesse avvenire non prendetevela con Caiata, che, sicuramente, non è carnefice, semmai è semplice vittima. Se si arrivasse ad escluderlo, dopo averlo fatto partecipare ad una elezione democratica, vuol dire che le regole elettorali non hanno più senso in questo Paese. Chiaramente l'ex presidente del Potenza ha tutto il diritto di difendere i propri interessi nelle opportune sedi.
Come “Report” vi anticipo il tema della prossima puntata: La sostenibilità …questa (s)conosciuta.


