Ricorsi, tribunali, fallimenti e stravolgimenti: altra estate calda alla faccia del merito sportivo. Riflessione sulla Juve Stabia
Luca Esposito
Editoriale di oggi che si apre con la consueta e triste riflessione sullo stato di crisi in cui versa il calcio italiano. Nonostante auspici, appelli e riforme soltanto annunciate e mai realizzate, ogni estate assistiamo allo stesso teatrino: richieste di ripescaggi, iter infinito per i ricorsi, classifiche totalmente stravolte e merito/demerito sportivo che viene spesso messo in secondo piano. Prendiamo il caso del Lecco, splendida favola del calcio professionistico capace di sbaragliare la concorrenza e di vincere i playoff eliminando avversarie blasonate e sulla carta più accreditate. Solo ora ci si accorge che c'è il problema stadio? Non si poteva prevedere prima una deroga per tutte le squadre che hanno preso parte agli spareggi e che hanno concluso la stagione in ritardo rispetto alle altre? E ancora: non si dovrebbe stabilire un regolamento rigido prima della post season ammettendo soltanto chi avrebbe, in caso di vittoria finale, tutti i requisiti per il passaggio dalla Lega Pro alla cadetteria? E in questo contesto di confusione totale, a scapito di quei tifosi che vorrebbero parlare soltanto di calcio e di mercato, ecco che tutti sperano di rientrare dalla porta secondaria e cancellare con un colpo di spugna quanto di negativo fatto sul campo. Il Perugia, ad esempio, ritiene di avere pieno titolo per essere ripescato, ma sarebbe più giusto interrogarsi anzitutto sulle cause di una clamorosa retrocessione. Anche in questo caso alcuni cavilli giudiziari renderebbero fattibile il ricorso di altri club, su tutti quel Foggia che ha cambiato quattro allenatori, perso due finali su due aggrappandosi ai torti arbitrali e che ora si prepara alla battaglia legale. Si aggiunge la Spal di Tacopina, contestatissimo dai tifosi e ora nelle mani di un allenatore d'esperienza come Di Carlo. Uno che, saggiamente, invita piazza e calciatori a concentrarsi unicamente sul rettangolo verde e non su altro.
E c'è infine il Brescia, cui mercato è inevitabilmente bloccato dall'enigma categoria. Cellino ha tanto da farsi perdonare - sportivamente parlando, s'intende - Gastaldello dovrebbe restare in panchina e c'è una rosa che andrà rivoluzionata. Concederanno una deroga in caso di riammissione per poter operare sul mercato? A questo punto il rinvio dei campionati di B e di C sembra inevitabile, chissà che non ci possa essere un cambio del format per arrivare alla classica soluzione all'italiana che non scontenta nessuno e che eviterebbe di ritrovarsi a fine agosto con sentenze ancora da emettere. Quanto all'aspetto tecnico, ci vogliamo soffermare oggi sulla Juve Stabia. E' lecito che una tifoseria calda e passionale ambisca alla promozione, ma di questi tempi è corretto che un presidente faccia anzitutto quadrare i conti senza fare il passo più lungo della gamba. Mettere a disposizione dei propri dirigenti un budget non elevatissimo può spingere a puntare sul giovane e non sull'esperto, ma questo è anche sintomo d'amore per la squadra e di responsabilità nei confronti dell'ambiente. E poi chi dice che un gruppo giovane, carico d'entusiasmo e con ragazzi che vogliono mettersi in vetrina, non possa ambire al vertice della classifica? Registriamo con gioia l'ingresso in società di un personaggio esperto come l'avv. Francesco Maglione, uno che conosce la Lega Pro come le proprie tasche e che sarà un punto di riferimento fondamentale dentro e fuori il rettangolo verde.


