Dopo un'estate di ricorsi e polemiche sia il pallone l'unico giudice supremo. Tre gironi di alto livello: divertiamoCi
Luca Esposito
Editoriale di oggi che si apre con un'analisi dei tre gironi. Anzitutto un discorso generale: la sensazione è che, mai come quest'anno, la Lega Pro offrirà uno spettacolo degno di categorie superiori, con tante piazze blasonate e società che hanno messo a disposizione dei rispettivi dirigenti un budget importante pur in tempi di crisi economica. Nel raggruppamento A pare quasi scontato dire che le principali candidate per il salto di categoria siano Padova e Vicenza. Entrambe reduci da una stagione altalenante, entrambe desiderose di provarci fino alla fine e di regalare soddisfazioni a tifoserie esigenti e che vogliono tornare in cadetteria dalla porta principale evitando l'odissea degli spareggi. La storia del Lecco, tuttavia, insegna che la sorpresa è sempre dietro l'angolo e che a volte partire dietro le quinte può rappresentare un grosso vantaggio. Da seguire con curiosità anche la Triestina, galvanizzata da una salvezza che sarebbe eufemistico definire miracolosa e guidata da un allenatore come Tesser che è usato sicuro capace di vincere tanti campionati di terza serie anche quando, come nel caso di Modena e Pordenone, non partiva come favorita. Tanto fascino anche nel girone B, laddove è stato inserito il Pescara di Zeman che ha cambiato molto sul mercato e che dovrà dimostrare d'aver smaltito la delusione per l'eliminazione casalinga maturata a giugno ad opera del Foggia. Cesena ed Entella sono le nobili decadute che daranno filo da torcere a tutti, chiaramente gli addetti ai lavori hanno indicato in Spal e Perugia le potenziali "Ferrari" da battere. A Di Carlo è stata consegnata una rosa di altissimo livello, mix tra giovani di prospettiva e gente d'esperienza che potrà fare la differenza nei momenti cruciali.
Il Perugia, dopo aver accarezzato il sogno ripescaggio fino alla fine, dovrà ora concentrarsi esclusivamente sul campionato provando a mentalizzarsi nel modo migliore. Il blasone ovviamente non basta e bisognerà inserire almeno un tassello top per reparto per colmare il gap con le dirette concorrenti. Gubbio e Carrarese non staranno a guardare, le classiche squadre di categoria che sono osso duro per tutti e che, da tempo, sperano di arrivare fino in fondo. Per antonomasia il raggruppamento centro-meridionale è quello più affascinante, con tifoserie che possono fare la differenza e che muovono centinaia e centinaia di persone fuori casa. L'Avellino, dopo una stagione fallimentare associata addirittura al rischio di dover evitare la retrocessione ai play out, ha fatto le cose nel modo giusto. Merito di un direttore sportivo come Perinetti che ha saputo consegnare a Rastelli una rosa completa, di spessore, già durante lo svolgimento del ritiro. Se dopo Cionek dovesse arrivare pure Rigione potremmo parlare davvero di super favorita, senza nulla togliere al Crotone (che però ha perso Chiricò) e a quel Benevento che, pur scottato dall'inopinata retrocessione, ha saputo ripartire affidandosi a gente di categoria con la speranza che qualche potenziale top player teoricamente in uscita ma stabilmente in gruppo possa calarsi nella realtà di un campionato completamente diverso e decidere di restare con rinnovate motivazioni. Certo poi non sarà semplice per nessuno andare a giocare a Messina, Taranto, Foggia, Catania e Castellammare, aggiungiamo che la Turris si è affidata ad una garanzia come Caneo e che Cerignola, Giugliano e Picerno sono reduci da un'annata di livello assoluto. Ripetersi è sempre difficile, ci mancherebbe, ma ci sono davvero tanti ingredienti per immaginare un 2023-24 dalle forti emozioni e che, dopo un'estate di ricorsi, contro-ricorsi, polemiche e fallimenti (c'è ancora una X nei calendari, a Caserta c'è grande attesa), consentirà al pallone di essere l'unico giudice supremo.


