Mister Piovani a TLP: "Piacenza serve una svolta societaria. Vi racconto perchè i mister del momento sono ex biancorossi"
Quasi settecento presenze da professionista certificano una carriera calcistica di grande livello, ora da qualche anno si sta cimentando con ottimi risultati nella professione di allenatore, nella quale lo scorso anno ha centrato il primo grande risultato di questa sua nuova avventura ovvero la salvezza del Rodengo Saiano. Il fallimento in estate della compagine franciacortina l'ha lasciato, momentaneamente, senza squadra, ma in attesa di tornare alla guida di qualche club Giampietro Piovani si è confessato in una lunga intervista esclusiva a TuttoLegaPro.com per parlare del suo vecchio amore il Piacenza, ma anche della crescita come mister di molti suoi compagni.
Domenica c'è il derby del Po, Piacenza-Cremonese: come giudica questa sfida?
"Andrò sicuramente a vedere dal vivo il derby. La Cremonese ci arriva al top della condizione e con grande entusiasmo date le tre vittorie consecutive, però nei derby il pronostico viene spesso ribaltato e il Piacenza sono convinto si risolleverà dopo le ultime due sconfitte sonore incassate".
A livello tecnico come si prepara una gara così importante?
"Sinceramente queste sono sfide che si preparano da sole; infatti ci sono già i tifosi e i giornalisti che caricano i giocatori. Vincerà chi riuscirà a trasformare le pressioni in carica agonistica. Spero poi che non ci siano limitazioni per i tifosi grigiorossi, perché non è Piacenza-Cremonese se non ci sono entrambe le tifoserie ad incitare le squadre in campo".
Lei è stata una bandiera piacentina: che idea si è fatto del marasma societario del club biancorosso?
"Purtroppo a livello societario a Piacenza continua a regnare una grande confusione, fra l'altro è un clima nuovo dato che dai tempi dell'ingegner Garilli non era mai accaduto nulla di simile. Anzi negli undici anni che ho vissuto al Piacenza posso affermare che il club era una vera e propria famiglia con tutti pronti ad aiutare i componenti che vivessero un momento di difficoltà. Sono rimasto molto legato alla piazza e ai tifosi, ne approfitto per ringraziarli pubblicamente per i messaggi d'affetto che mi inviano e per i cori che mi dedicano allo stadio. Ne vado orgoglioso visto che nella città emiliana sono cresciuto come calciatore, ma soprattutto come uomo".
Un'altra sua ex squadra, il Lumezzane, sta attraversando un momento di difficoltà...
"Stanno pagando un tributo pesantissimo alla sfortuna. I tanti infortuni si stanno facendo sentire, eppure sono convinto che il mio amico Davide Nicola appena recupererà alcune pedine riporterà in alto i rossoblù".
Il suo Piacenza made in Italy della fine degli anni Novanta ha svezzato parecchi allenatori: come se lo spiega?
"Eravamo un gruppo fantastico e davvero unito. Sono molto contento per come molti miei compagni stiano facendo bene. Addirittura Beppe (Scienza ndr) è in lotta per il primato in B, ma anche Dionigi, Rastelli e Stroppa stanno facendo molto bene in Prima Divisione. Non c'è un segreto, semplicemente la nostra forza all'epoca fu la coesione e la determinazione, qualità che immagino i miei ex compagni stiano trasmettendo anche oggi alle loro squadre".
Nel finale di carriera al Livorno hai cresciuto un certo Giorgio Chiellini...
"Era il mio fratellino. Lo accompagnavo al campo d'allenamento visto che Giorgio non era ancora patentato. Stavamo sempre insieme e spesso si fermava a casa mia a giocare con i miei figli. Ti confesso che sono orgoglioso della sua amicizia, poichè è una ragazzo di un'umiltà straordinaria tanto che ancora adesso che è uno dei difensori più forti al mondo continua a farsi sentire e a telefonarmi. La sua forza è stata proprio la sua umiltà e la sua straordinaria determinazione che abbinate ad una forza fisica straripante l'hanno reso lo stopper della Juventus e della Nazionale Italiana".


