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Ginestra: "Era arrivato il momento di lasciare il Guidonia. Ora voglio continuare a crescere"TUTTO mercato WEB
© foto di Giuseppe Scialla
Oggi alle 19:19Serie C
di Claudia Marrone

Ginestra: "Era arrivato il momento di lasciare il Guidonia. Ora voglio continuare a crescere"

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Nel corso della diretta pomeridiana della radio di TuttoMercatoWeb.com, è intervenuto Ciro Ginestra, fresco di separazione con il Guidonia Montecelio, dove era approdato nel gennaio 2025: un anno e mezzo molto soddisfacente, fatto dalla promozione dalla D e dalla salvezza in C, in un girone complicato come il B. Proprio da qui, è partita l'analisi del trainer: "È stato un anno e mezzo di lavoro secondo me entusiasmante, dove abbiamo ottenuto tantissimi risultati positivi. Al di là della salvezza di quest'anno, anche se non è mai facile nel primo anno dei professionisti centrarla, va data nota del campionato di D vinto: al mio arrivo a gennaio eravamo a sette punti dalla prima, abbiamo fatto una finale di Coppa Italia, persa ai rigori col Ravenna, poi siamo saliti di categoria e abbiamo dimostrato, nel girone di andata, di essere una squadra forte e importante; peccato per il calo nella seconda metà di stagione. Però è stato un anno e mezzo di grandissima soddisfazione, ho avuto la fortuna di stare con e in una società seria e importante, che mi ha lasciato lavorare in maniera serena e giusta. Era quindi arrivato il giusto momento di lasciarci, per entrambi, perché credo che sia arrivata la fine di un percorso, e che sia finito in maniera eccellente. Ci tengo a ringraziare chi mi ha dato l'opportunità, quindi la società, tutti i giocatori che ho avuto a disposizione, il mio staff e tutte le persone che hanno lavorato intorno al mondo Guidonia". Tornando alla stagione da poco conclusa, è da evidenziare che la salvezza è arrivata in un girone molto complicato, estremamente equilibrato e livellato verso l'alto, che quest'anno ha avuto anche un po' il coefficiente di difficoltà dell'esclusione del Rimini... "Giusta considerazione. Secondo me il Girone B è un girone molto equilibrato e livellato verso l'alto, ci sono piazze importanti e incredibili, perché andare a giocare ad Arezzo, Ascoli, Terni, Perugia, San Benedetto, Campobasso, Ravenna... insomma, non è facile. Poi, come hai detto tu, l'esclusione del Rimini ha un po' spiazzato tutti. Poteva sembrare facile il fatto di raggiungere il traguardo della salvezza, ma secondo me quello, per una promossa, è stato veramente un grande traguardo. È naturale che se andiamo a vedere il girone d'andata, fatto in maniera eccellente, si guarda al bicchiere mezzo pieno, ma credo che il calcio alla lunga dia quello che meriti, e credo che sia giusta così la classifica. Guardiamo l'Ascoli: ha tenuto veramente un ritmo incredibile, è una squadra fortissima, allenata molto bene, con una precisa identità, e non a caso è alle semifinali playoff. Penso, come non mai negli ultimi anni, che questo quartetto di semifinaliste sia il più giusto". Si può però dire che tra le quattro, Ascoli e Salernitana siano quelle che stanno evidenziando il miglior stato di forma? "Con i numeri assolutamente sì. Io poi a Salerno ci ho giocato tanti anni e andare a giocare davanti a 20.000 spettatori è sempre difficile e complicato. Le due semifinali sono bellissime, tra squadre che hanno storia, cultura. Ascoli-Cata­nia, secondo me, sarà una bellissima partita, entrambe le squadre sono del tutto attrezzate per poter vincere. dall'altra parte c'è Salernitana-Brescia, altre due big. E io faccio il tifo per la Salernitana perché ci ho giocato quattro anni, in più ci ho allenato i ragazzi, sono veramente legato a questa piazza. E spero con tutto il cuore che quantomeno possa giocarsi la finale per andare su". Che finale pronostica? "Il peso più importante addosso ce l'ha il Catania, si aspetta da tanti anni di poter vincere questo tipo di campionato. Poi c'è il Brescia che ha fatto un gran lavoro: ho avuto Corini come allenatore a Crotone, credo che sia un grandissimo tecnico. Dall'altra parte, poi, c'è Cosmi che è un tecnico navigato, fare dei pronostici è veramente difficile: sono veramente tutte e quattro squadre in grado di poter vincere". Guardando invece al futuro, che progetto sta cercando per ripartire dopo quelli che sono stati i fasti di Guidonia? "È proprio da qui che devo ripartire, dal percorso ottimo e straordinario che secondo me abbiamo fatto insieme ai miei collaboratori. Devo cercare una situazione che mi dia la possibilità di lavorare come ho lavorato a Guidonia, dove c'è un progetto, anche se la parola 'progetto' nel calcio purtroppo viene sempre meno, perché dopo tre partite e tre risultati negativi in Italia abbiamo la brutta idea, o la bella idea, mettiamola come vogliamo, di cambiare qualcosa. Però io credo che per il mio percorso di crescita sia giusto trovare una società che mi dia la possibilità di continuare a crescere, perché è questo è il mestiere che vorrei fare da grande. Sono ormai tanti anni che alleno e mi sento pronto sicuramente per qualcosa di importante. Se arriva, bene, altrimenti mi metto ad aspettare la situazione giusta, che spero che prima o poi possa accadere". Si parla molto di giocatori giovani, però credo sia anche arrivato il momento di evolversi anche sotto il profilo degli allenatori in Italia, e dare un po' più spazio a tecnici giovani come lei. Ce ne sono tanti che hanno dimostrato valore in questa categoria, Prosperi, Volpe, Marino. Nuove leve con nuove idee. "Sì, ma guardiamo cosa succede in giro. Siamo il paese dove un 2004 o un 2005 è ancora giovane, e negli altri campionati giocano già da 5 o 6 anni, e questo vale anche per gli allenatori. Il Parma ha preso Cuesta, ma per queste scelte si deve un po' azzardare, anche se io non credo siano rischi quelli di affidarsi a tecnici giovani, perché quando si capisce che dall'altra parte c'è un giocatore bravo o un allenatore preparato, gli si deve dare la possibilità. Il problema è che in Italia, sotto questo punto di vista, abbiamo sempre qualche tendenza ad aspettare. Prima o poi ci sveglieremo, perché gli altri Paesi sono molto più avanti di noi, che siamo sempre fuori anche dalle competizioni europee, aspetto sul quale riflettere. Bisognerebbe dare una sferzata a tutto questo e tornare alla meritocrazia, mettendo però in condizione di lavorare anche le nuove leve. Alberto Aquilani ha dato tante dimostrazioni".