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Devis Mangia si presenta al Campobasso: “Non parlo di obiettivi. Conta il lavoro quotidiano”TUTTOmercatoWEB
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
Oggi alle 12:35Serie C
di Luca Bargellini

Devis Mangia si presenta al Campobasso: “Non parlo di obiettivi. Conta il lavoro quotidiano”

È iniziata ufficialmente l'era di Devis Mangia sulla panchina del Campobasso. Nel corso della conferenza stampa di presentazione, il nuovo tecnico rossoblù ha spiegato le motivazioni che lo hanno spinto ad accettare la proposta del club molisano, ha tracciato la propria filosofia di lavoro e reso omaggio al predecessore Luciano Zauri. Di seguito le sue dichiarazioni: Devis Mangia, quali sono state le ragioni che l'hanno convinta ad accettare il Campobasso? "La prima cosa che guardo quando faccio delle valutazioni sono le persone. Qui mi sono sentito veramente apprezzato dal presidente, dal direttore e da Nicola Cirincione. È stato questo che mi ha portato a fare la mia scelta e a sposare il progetto. Mi sono trovato davanti persone di spessore e credo che la qualità delle persone sia l'aspetto principale per iniziare un percorso lavorativo. Voglio anche fare i complimenti alla società, a mister Zauri, allo staff tecnico e ai giocatori per il grandissimo lavoro svolto nella scorsa stagione. Adesso toccherà a noi metterci al lavoro per cercare di dare soddisfazioni". Che eredità raccoglie dopo il quarto posto conquistato dal Campobasso nella passata stagione? "È doveroso e sentito riconoscere che l'anno scorso è stato fatto un grandissimo lavoro. Si parte da una base importante, con giocatori che faranno ancora parte di questa annata. Io però non sono uno che parla di obiettivi. Nella mia testa l'obiettivo oggi è il primo allenamento con questi ragazzi, poi sarà la prima partita e così via. Non mi sentirete parlare di traguardi a medio o lungo termine perché potrebbero diventare degli alibi o portarci via energie inutilmente. Dovremo concentrarci sul lavoro quotidiano, sapendo che sarà un campionato particolare. Potrebbero esserci nello stesso girone tre retrocesse dalla categoria superiore e questo cambierà gli equilibri. Le altre squadre oggi sono ancora tutte da scoprire, quindi è meglio convogliare le energie sul lavoro e sul miglioramento giorno dopo giorno". Ha già in mente un modulo preciso o si adatterà alle caratteristiche della rosa? "Il curriculum non fa punti, i risultati contano da oggi in avanti. Una volta ero considerato un allenatore giovane, adesso non lo sono più e penso che sia importante avere dei principi di gioco, ma il compito di un allenatore è esaltare al massimo le caratteristiche dei giocatori che ha a disposizione. Partirò dalle loro qualità e da lì svilupperemo l'idea di gioco e le strategie per le singole partite". Che rapporto ha avuto con Vincenzo Cosco (ex giocatore e tecnico dei molisani scomparso nel 2015 all'età di 51 anni, ndr)e cosa rappresenta per lei? "Il mio primo ricordo del Campobasso risale a quando ero ragazzino e facevo l'album delle figurine, ai tempi della Serie B. Ricordo Pasinato e Mazzia. Poi ho riscoperto questa realtà nel 2006, durante il corso UEFA a Coverciano, dove ho conosciuto Vincenzo Cosco. Eravamo un po' i due "intrusi" perché non eravamo ex calciatori e avevamo appena vinto la Serie D, io con il Varese e lui con il Val di Sangro. Lui iniziò a raccontarmi del Molise e di Campobasso e siamo rimasti in contatto. Quando sono arrivato qui e sono entrato nello spogliatoio ho visto una frase dedicata a lui. È stato un grande innovatore. Nel 2006 parlava già di costruzione dal basso sfruttando il portiere, concetti che allora sembravano strani e che oggi sono diventati normalità. Approfitto per salutare Silvana, Gaia e Luigi. Ho sentito Silvana qualche giorno fa e le ho chiesto il permesso di raccontare qualcosa del nostro rapporto. Quest'anno forse avrò in panchina qualcosa in più vicino a me". Troverà un gruppo già formato. È un vantaggio? "Sarà sicuramente una base di partenza. Voglio confrontarmi con i ragazzi e capire chi ho davanti. Ogni allenatore ha il proprio modo di lavorare, io avrò il mio, ma partirò dalle caratteristiche della squadra. Ci saranno principi per me inderogabili, ma dovremo mettere i giocatori nelle migliori condizioni per esprimersi. Magari non riusciremo a farlo con undici su undici e sarà necessario trovare qualche compromesso, ma il punto di partenza saranno sempre le loro qualità. Sul piano personale, non ci conosciamo ancora. È come entrare in un nuovo ambiente di lavoro: si cerca di capire e ci si mette a disposizione". Lei è spesso associato al lavoro con i giovani. Continuerà su questa strada? "Il responsabile è sempre l'allenatore e questo per me è scontato. Ci sarà una comunicazione esterna e una interna. So che viene spesso abbinato a me il discorso giovani, ma io sono per i giocatori bravi. Non ho mai valutato un calciatore in base alla carta d'identità. Se un 2005 è forte e merita, giocherà lui. Se è più bravo un 1998, giocherà il 1998. L'importante è avere giocatori motivati, che sposino realmente la causa e vogliano creare qualcosa di importante. Questo farà la differenza". Quali sono i principi inderogabili del suo calcio? "Prima devo parlarne ai ragazzi. Ci sono principi di gioco e ci sono principi di convivenza. I calciatori sono prima di tutto persone, con problemi, qualità e difficoltà come tutti. Io parto da questo. Poi ci sono regole normali del vivere comune e, tendenzialmente, preferisco che siano i ragazzi stessi a stabilirle, perché chi si dà delle regole da solo poi tende a rispettarle maggiormente. Dobbiamo ragionare come "noi" e non come "io". Tutte le energie devono essere messe al servizio dell'obiettivo della squadra". Il 4-4-2 resta il suo marchio di fabbrica? "È una definizione che mi accompagna da una decina d'anni. All'epoca pensavo che si potesse giocare in un solo modo, ma ho cambiato idea. Non guarderò i numeri, ma le caratteristiche dei giocatori. Partiremo anche dalla base del lavoro fatto l'anno scorso e da lì svilupperemo la nostra idea di calcio. Nel calcio moderno è passato un po' il tempo dei numeri". Il presidente Rizzetta è molto ambizioso. Cosa vi siete detti e cosa promette ai tifosi? "Con il presidente abbiamo parlato di lavoro e di come impostarlo, non di numeri. Il percorso si costruisce quotidianamente, poi capiremo dove potremo arrivare. Non mi permetto di entrare nei discorsi della scorsa stagione perché non c'ero. Sui leader, però, penso che non debba essercene soltanto uno. Appena ho firmato ho chiamato il capitano per presentarmi: è stata l'unica telefonata che ho fatto ai giocatori. Vorrei avere tanti leader in campo, perché significherebbe che tutti hanno fatto propria un'idea di squadra. Più ne avrò, più sarò felice. Per me l'obiettivo è il primo allenamento, poi la prima amichevole, poi la prima partita di campionato. Le stagioni si costruiscono così. Non dicendo "faremo" o "vogliamo", ma dimostrando. Una cosa non dovrà mancare: quello che c'è scritto nello spogliatoio".